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Il dramma delle donne senza lavoro


«Faccio la rammendina da 25 anni. Adesso ne ho 42: quale altro lavoro posso trovare?”. Patrizia Massai è una delle 85 lavoratrici della Kappa2, l’azienda tessile di Catena di Quarrata che lunedì scorso ha annunciato la liquidazione dell’azienda e lo scioglimento della società avvenuto lo scorso 3 settembre mandando a casa 85 lavoratrici

di Marta Quilici  jpg_1716801

 

 Patrizia Massai è una delle 85 lavoratrici della Kappa2, l’azienda tessile di Catena di Quarrata che lunedì scorso ha annunciato la liquidazione dell’azienda e lo scioglimento della società avvenuto lo scorso 3 settembre mandando a casa 85 lavoratrici di Marta Quilici PISTOIA. «Faccio la rammendina da 25 anni. Adesso ne ho 42: quale altro lavoro posso trovare?”. Patrizia Massai è una delle 85 lavoratrici della Kappa2, l’azienda tessile di Catena di Quarrata che lunedì scorso ha annunciato la liquidazione dell’azienda e lo scioglimento della società avvenuto lo scorso 3 settembre mandando a casa 85 lavoratrici. Sono entrate alla Kappa2 giovanissime, praticamente subito dopo le scuole medie, o poco più, e adesso che si trovano senza lavoro, ancora giovani, ma con un’unica esperienza lavorativa alle spalle, guardano al futuro con tanti dubbi. Le storie. Abituate ad un unico lavoro fin da ragazzine, non riescono neppure ad immaginarsi un’altra occupazione, seppur siano coscienti del fatto che ritrovare un impiego “alle pezze” – come dicono molte di loro – è praticamente impossibile. La crisi del comparto pratese, che si è ripercossa su Agliana e su tutta la Piana pistoiese, non lascia sperare in una ricollocazione nel settore tessile e molte di loro davanti hanno soltanto due possibilità: o rinunciare al lavoro, rimanendo a casa a pensare ai figli, quando è possibile, oppure iniziare a cercare qualche altra occupazione, rimboccandosi le maniche, iniziando un’odissea fatta di corsi di formazione, di colloqui e di via-vai al centro per l’impiego. «La maggior parte di noi – continua Patrizia Massai – è entrata alla Kappa2 da ragazzina: io stessa ci sono entrata quando avevo poco più di 16 anni. Non abbiamo un diploma, né altre esperienze lavorative. Sappiamo fare soltanto quello che abbiamo fatto finora: le rammendine, il controllo tessuti, il campionario. Per il mercato del lavoro non valiamo praticamente nulla e poco importa se chi se ne intende ci ha sempre detto che a rammendare abbiamo le mani d’oro». E aggiunge: «Io ultimamente lavoravo part-time alla Kappa2 per stare dietro alla famiglia e a mio figlio che ha 13 anni: deve fare la cresima tra pochi giorni. Adesso a settembre inizierà la terza media, ma penso già al prossimo anno, quando farà le superiori e a tutte le spese che comporta il passaggio di scuola». «Io sono riuscita a malapena a pagare i libri e l’abbonamento all’autobus di quest’anno per mio figlio – afferma Patrizia Sciarma -. Ho due figli uno ha 20 anni e, dopo il diploma ha trovato lavoro alla guida di un furgone: un giorno è a Milano, l’altro in Sicilia. Ha trovato lavoro solo perché si è reso disponibile ed è stato disposto a viaggiare. Mio figlio minore, invece, ha 14 anni: quest’anno si è iscritto al liceo linguistico. In realtà avrebbe tanto voluto fare il Classico, ma io e mio marito lo abbiamo sconsigliato perché dà meno sbocchi professionali e di questi tempi è meglio essere previdenti». Cinzia Tonielli, invece ha 36 anni, ma ha già 17 anni di lavoro alle spalle, sempre lo stesso: il rammendo. «È stato il mio primo vero lavoro – spiega -. Sono sempre stata alle pezze e non so cos’altro potrei fare. Sono disposta a cambiare, a imparare un nuovo mestiere, a fare i corsi, ma non sarà facile ripartire da zero. Sono entrata alla Kappa2 che avevo 18 anni: non ho un diploma, né qualifiche di alcun tipo. Quanto può valere un mio curriculum? A 36 anni mi considero giovane, ma basta andare alle bacheche degli uffici di collocamento per cambiare idea: nei cartelli richiedono personale sempre più giovane della mia età. Per una donna, poi, è sempre tutto più complicato: io ho un bambino piccolo, di cinque anni e mezzo che frequenta l’ultimo anno della scuola materna e mio marito non è messo molto meglio: fa il metalmeccanico in una piccola azienda che rischiava la chiusura: a volte lavora sei ore al giorno, a volte otto, ma mai con regolarità». Valentina Trinari ha 37 anni, da otto lavorava alla Kappa2, ma ha sempre lavorato nel settore tessile: «Ho due bambini – spiega – uno di sei e l’altro di due anni. Adesso, guardando al futuro c’è solo molta preoccupazione per quello che andremo a fare. Probabilmente. Spero almeno, avremo diritto alla cassa integrazione per un certo periodo, un anno, forse due, ma poi? Dove potremo andare a lavorare? Ad essere in crisi è tutto il settore tessile. Tutto quello che abbiamo imparato a fare in questi anni non serve più: spero almeno che ci siano dei corsi mirati per insegnarci qualche altro mestiere». L’azienda. In effetti la Kappa2, quando nel ’96 si è trasferita da Agliana a Quarrata, contava ben 120 dipendenti «poi – spiega Massimo Fornari, genero del titolare Virgilio Gradi – il settore del tessile ha iniziato ad andare in crisi e nella discesa progressiva del comparto pratese siamo stati coinvolti anche noi che lavoriamo conto terzi soprattutto per le aziende della Piana e di Prato. Abbiamo anche cercato di innovarci, esplorando nuovi mercati e iniziando a lavorare con i “capofiliera”; in questo modo abbiamo resistito un po’ di più, utilizzando anche vari ammortizzatori sociali, ma non è bastato». Il ritratto della Kappa2 è quello di un’azienda a conduzione familiare, seppure di non piccole dimensioni in cui i titolari sono sempre stati presenti in azienda e sono sempre stati a contatto con i dipendenti. Niente Rsu. Probabilmente anche per questo negli anni non si è mai costituita una Rsu, nonostante l’azienda conti 87 dipendenti. «Forse – spiega Patrizia Massai – anche perché gran parte delle dipendenti lavoravano fuori, direttamente nell’azienda committente, e quindi non c’è mai stata una forte unione tra tutto il personale. E comunque, in generale, non c’è mai stata una forte attività sindacale. Probabilmente anche perché non ne avevamo mai sentito il bisogno». Le istituzioni. Il sindaco di Quarrata Sabrina Sergio Gori ha sssicurato che interesserà la Regione. «Sto facendo analizzare i dati – spiega l’assessore provinciale allo sviluppo economico Paolo Magnanensi – riguardanti la disoccupazione in provincia, in particolare quella femminile per capire se a Pistoia si può parlare di emergenza occupazionale. In tal caso si potrebbero chiedere aiuti anche a tavoli regionali e nazionali».

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12 settembre 2009 - Posted by | Articoli, Economia, Lavoro | , , , , , , , , , , , , , , , , ,

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