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“Siamo disperati, così non c’è futuro per nessuno”


LA NAZIONE   cronaca PISTOIA

Nuovi tagli: famiglie in difficoltà. Iniziative di Cgil, Cisl e Uil. Sindacati e operai al Duomo per chiedere nuove misure anti crisi. Un gruppo della Answers “Ci minacciano per farci lavorare ma intanto non ci pagano da mesi”

Pistoia, 15 ottobre 2009 – La crisi, quella che le famiglie pistoiesi e italiane stanno vivendo, si potrà superare solo ricorrendo a misure d’intervento straordinarie. A chiederle a gran voce ieri in piazza Duomo erano in tanti: i rappresentanti dei sindacati Cgil, Cisl e Uil e soprattutto loro, le vittime della crisi che ha colpito le aziende, i cassaintegrati e i senza stipendio della Recoplast, della Radicifil, della Mas, della Ser.In, del Cdm, della Kappa2, della Answers e anche della AnsaldoBreda.

Le impiegate della Kappa2 hanno appeso uno striscione all’esterno del Tribunale: «Ottantacinque donne a casa senza stipendio… alla faccia della ripresa». L’azienda specializzata nel rammendo e controllo dei tessuti, nata venti anni fa ad Agliana e dal ’96 trasferitasi a Quarrata, di fatto è in liquidazione dal 3 settembre, mentre la maggior parte delle dipendenti non percepisce stipendio da agosto.

«Io sono fortunata – spiega Patrizia Massai, 42 anni, sposata e madre di un ragazzo di 13 anni – perché mio marito almeno lavora. Lui fa l’artigiano, lavora nel campo dell’arte sacra, certo ci sono alti e bassi, ma almeno c’è un altro stipendio su cui contare in casa. Io avevo un part-time alla Kappa2: ora sono in cassaintegrazione non pagata da agosto. E l’aspetto che più ci preoccupa è che nessuno ci dice che fine faremo. L’azienda non sa ancora se dichierirà il fallimento. Sono fortunata anche perché non ho mutui da pagare, ma le spese ci sono sempre e i 600 euro che percepivo servivano a coprirne una parte considerevole. La scuola di mio figlio per esempio. Sono preoccupata per l’anno prossimo, quando andrà alle superiori: a settembre bisognerà comprare tutti i nuovi libri e allora lo stipendio di mio marito non basterà: solo quest’anno tra libri e quaderni se ne sono andati più di 200 euro».

Alla Kappa 2 lavorava anche Monica Minelli, 47 anni, sposata con due figlie, senza lavoro dal 16 settembre. «L’ultima busta paga l’abbiamo avuta ad agosto, ma senza stipendio, cioè senza assegno. Mi chiedo quando e se ci pagheranno. Io lavoravo part-time alla Kappa2, ma quelle 600 euro erano importanti. Mia figlia maggiore quest’anno va all’università: per pagare la prima rata mi ci vorrebbe un mese di lavoro, peccato che ora non ce l’ho più. Intanto solo per ricomprare i libri all’altra figlia che frequenta il liceo linguistico quest’anno ci sono voluti 300 euro. Senza contare gli abbonamenti ai mezzi: 60 euro quello mensile per spostarsi da Pistoia a Firenze in treno e 20 euro quello dei bus per la più piccola».

Rossano Cecconi, 43 anni, operaio della Radicifil, è in cassaintegrazione dal 1 maggio: «Vivo con 900 euro al mese, ma non si può continuare così. E io sono fortunato perché almeno non ho un mutuo da pagare e poi perché mia moglie ha un lavoro part-time, altrimenti non ce la faremmo, abbiamo anche un bimbo».

Simone Zini, 40 anni, anche lui cassaintegrato, operaio della Radicifil, teme per il futuro: «Io e la mia compagna aspettiamo un bambino. Fortuna che lei almeno lavora, perché abbiamo anche un mutuo sulla casa e pensare che ora un mutuo non ce lo darebbero mai. Sono passato da 1300 euro a 850 scarsi al mese. Ho una macchina rotta che dovrei cambiare anche in vista dell’arrivo del bimbo, ma come faccio a fare altri debiti?»

Alessandro Lucarelli, 43 anni, anche lui sposato, già papà e con un altro figlio in arrivo, parla dei conti che è diventato sempre più difficile far tornare: «Ci sono spese inderogabili: quelle per i figli e poi ci sono le bollette. Come si fa ad arrivare a fine mese con 900 euro? Ora possimo contare sul lavoro di mia moglie ma quanto durerà questa incertezza? Fortuna che almeno ho una casa mia, anche perché ora come ora non potrei permettermi nessuna spesa in più».

Fanno gruppo, compatte, davanti all’ingresso della Prefettura, le donne della Answers, il più grande call center della provincia: «Vogliono dare a noi lavoratori tutta la colpa dei problemi dell’azienda – ci spiegano – ma di fatto continuano a non pagarci e ci minacciano perché interrompiamo lo sciopero, dicendoci che così facendo perderemo tutte le commesse. La verità è un’altra: che non ci pagano più e che nessuno di noi può permettersi di venire a lavorare gratis». Da dicembre, infatti, l’azienda ha iniziato a pagare gli stipendi dei 600 dipendenti in due tranche, il 10 e il 20 del mese, e subito sono iniziati i ritardi, finché la situazione è diventata insostenibile e da settembre è iniziato lo sciopero ad oltranza dei dipendenti.

«Io e mia figlia lavoriamo entrambe alla Answers, perciò ora ci troviamo senza nessuna entrata – spiega Serenella Venturi, 50 anni, di Cireglio – L’ultimo stipendio l’abbiamo avuto ad agosto: 470 euro, poi non abbiamo avuto niente altro». «Io e mia madre viviamo da sole in una casa in affitto a 450 euro al mese – continua la figlia Cristiana Pastorello, 24 anni -. Poi ci sono le bollette da pagare: il telefono lo abbiamo staccato per evitare almeno il canone. Poi c’è la benzina: noi lavoriamo fino alle 22 e a quell’ora per Cireglio non ci sono bus». «Il nostro presidente non si è mai presentato», ci spiega Antonella Critelli, 35 anni, mamma di una bimba. «Abbiamo 1500 euro di arretrati e i responsabili non si fanno trovare. Io devo mantenere mia figlia, perché il mio compagno, separato, deve mantenere sua figlia. E intanto l’azienda non ci dà risposte e ci minaccia per farci lavorare, ma se c’è lavoro vuol dire che ci sono anche i soldi».

Martina Vacca

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16 ottobre 2009 - Posted by | Articoli, Economia, Lavoro | , , , , , , , , , , , , , , , ,

2 commenti »

  1. SITUAZIONE ANSWERS
    SABATO 17/10/2009
    Presidio sotto la Prefettura http://www.toscanatv.com/

    Ecco le donne che presidiano!!!!

    Commento di dolcemente incazzata | 18 ottobre 2009 | Rispondi

  2. Fanno gruppo, compatte, davanti all’ingresso della Prefettura, le donne della Answers, il più grande call center della provincia: «Vogliono dare a noi lavoratori tutta la colpa dei problemi dell’azienda – ci spiegano – ma di fatto continuano a non pagarci e ci minacciano perché interrompiamo lo sciopero, dicendoci che così facendo perderemo tutte le commesse. La verità è un’altra: che non ci pagano più e che nessuno di noi può permettersi di venire a lavorare gratis». Da dicembre, infatti, l’azienda ha iniziato a pagare gli stipendi dei 600 dipendenti in due tranche, il 10 e il 20 del mese, e subito sono iniziati i ritardi, finché la situazione è diventata insostenibile e da settembre è iniziato lo sciopero CUB-flmu ad oltranza …

    Commento di dolcemente incazzata | 18 ottobre 2009 | Rispondi


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