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La maestra si difende con il gip


Attesa per la decisione sulla convalida degli arresti delle due maestre. Chiesti dalle difese i domiciliari per Anna Laura Scuderi e la scarcerazione per Elena Pesce. Entrambe hanno risposto al gip. Le due donne sono recluse nelle stessa cella a Sollicciano, in isolamento. Dalla politica, la richiesta di un Garante dell’infanzia. Il procuratore Dell’Anno: “Doloroso assistere ai maltrattamenti, ma dovevamo avere la certezza della contuinità del reato che altrimenti non sussiste”. Polemiche sulla diffusione del video non oscurati
Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Pistoia Buzzevoli, al termine dell’udienza di convalida dell’arresto di Anna Laura Scuderi e Elena Pesce, rispettivamente titolare e collaboratrice dell’asilo Cip e Ciop di Pistoia, si è riservato ogni decisione. La pronuncia del giudice è comunque prevista per questa sera o, al più tardi, domani mattina. Il pubblico ministero Ornella Galeottiha chiesto la custodia cautelare in carcere per entrambe le indagate, che hanno visto i video durante gli interrogatori e risposto alle domande del gip. L’avvocato Stefano Panconesi, legale di Anna Laura Scuderi, ha chiesto gli arresti domiciliari per la sua assistita. “La mia assistita ha risposto alle domande del gip” e “si è difesa. Sulle sue parole davanti al video non posso dire nulla”, ha detto. L’avvocato Giovanni Dini ha chiesto la scarcerazione per Elena Pesce. .
FOTO GUARDA LE IMMAGINI DELLE VIOLENZE

Le due maestre in carcere. A Sollicciano, Scuteri e Pesce sono insieme, in una cella per due persone. Non si trovano comunque nella sezione femminile bensì nell’area isolamento. Questo, secondo quanto appreso, è utile tra l’altro alla sicurezza stessa delle due indagate, accusate di maltrattamento di fanciulli, un reato che secondo le regole del carcere, è mal accettato dai detenuti in genere. “Ci sono regole all’interno del carcere – spiega il garanteper i detenuti della Toscana, Franco Corleone – per le quali certi reati non vengono accettati e che potrebbero portare ad atti di intolleranza e finanche di violenza”.

Un garante per l’infanzia. “La storia agghiacciante dei maltrattamenti ai bambini nell’asilo di Pistoia dimostra ancora di più l’urgenza di un’autorità di sorveglianza e indirizzo, come il Garante per l’Infanzia, che controlli non solo la qualità e l’adeguatezza educativa, ma anche la professionalità e la competenza del personale che lavora nel settore, che tra i suoi compiti ha proprio quello di inchiesta e controllo sulle strutture, sia private che pubbliche”. Così il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna. Dello stesso avviso il vice presidente del Senato, Vannino Chiti. “La vicenda è di una gravità inaudita. Bene ha fatto il sindaco di Pistoia Renzo Berti ad annunciare che il Comune si costituirà parte civile al processo. Si rende sempre più urgente, come avevo già sottolineato in occasione della ‘Giornata nazionale dei Diritti dell’Infanzia’, l’istituzione di un Garante nazionale per l’infanzia, affinché possano esser meglio valutate la qualità degli asili nido, la competenza e la professionalità degli insegnanti”.
Il lavoro della procura. “Desidero esprimere – ha detto Chiti – un sincero ringraziamento al Procuratore capo della Repubblica di Pistoia Renzo Dell’Anno e ai suoi collaboratori, per l’abilità e la tempestività con cui hanno individuato le responsabilità delle insegnanti, e messo fine a un vero e proprio incubo”. Ed è proprio Dell’Anno ha parlare delle emozioni che inevitabilemente hanno accompagnato le indagini. “Avevamo la necessità di avere delle prove e trovare i mezzi per risolvere il caso – ha spiegato – in una vicenda che aveva come protagonisti soggetti incapaci di descrivere i fatti, bambini piccolissimi, che potevano al massimo esprimere sintomi di sofferenza. Perché potessimo agire, accorreva avere la certezza della continuità del comportamento, della reiterazione nel tempo, perché gli episodi singoli non costituiscono reato. In pochi giorni, con le due telecamere installate nella struttura, abbiamo constato come non si trattasse di fatti episodici, ma diffusi, continuati ai danni della maggior parte dei bambini, almeno nell’ultimo mese. Dobbiamo ora proseguire nelle indagini, ascoltare anche i genitori che di chi non ha più i figli in quell’asilo”.

Le immagini choc. “Sono immagini tristi e toccanti – ha sottolineato Dell’Anno – soprattutto lo sono state per gli agenti. D’altro canto abbiamo dovuto aspettare di ottenere i requisiti minimi, per poterli utilizzare come prove in tribunale: se il reato di maltrattamenti non è duraturto, non c’è possibilità di provarlo durante il processo. Appena abbiamo ritenuto che fossero stati raggiunti quei minimi elementi necessari per intervenire lo abbiamo fatto”. Ma sulla diffusione del video è polemica. Secondo l’avvocato della Pesce, “quelle immagini non ho davvero l’impressione di trovarmi davanti a un asilo-lager come è stato scritto”. Quello che però ha allarmato l’Autorità garante della privacy è stata la diffusione di filmati in cui non sono stati oscurati i volti dei bambini. “Non si possono diffondere scene di maltrattamenti su minori se non oscurando in modo adeguato i volti dei bambini. La doverosa informazione rispetto a gravi episodi di cronaca non può tradursi in una inutile e dannosa esposizione delle vittime”. Il garante rileva che “alcune testate televisive nel diffondere il video sul caso dell’asilo di Pistoia non hanno rispettato i principi fissati dalla Carta di Treviso e dal codice deontologico dei giornalisti, richiama i mezzi di informazione, in particolare i responsabili dei Tg e dei siti internet, a oscurare in modo efficace i volti dei bambini oggetto di maltrattamenti. In caso di mancato rispetto di tali principi, l’Autorità si riserva di adottare provvedimenti di sua competenza”.
(04 dicembre 2009)

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5 dicembre 2009 - Posted by | Articoli, Famiglia | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

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