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Lotta dura/ Samuele Landi, ex a.d. di Eutelia, scende in politica con IdI


landi

Samuele Landi

L’imprenditore toscano Samuele Landi, ex amministratore delegato di Eutelia, gruppo specializzato nella gestione di call center quotato in Borsa, scende in campo in politica. Rassegnate le sue dimissioni dalla carica di consigliere a metà novembre (dopo la vicenda Agile-Omega), Landi, esponente della famiglia aretina che controlla il 37% di Eutelia, ha fondato il suo movimento Imprenditori d’Italia (IdI).

Il suo programma per il 2010 si sintetizza in “pochi punti concreti” quali la riduzione della spesa pubblica, la riduzione delle tasse, la riforma della giustizia e del sistema del lavoro, l’incremento della sicurezza, lo sviluppo del Sud e il miglioramento del servizio pubblico. Punti attorno ai quali Landi propone alcuni spunti di riflessione che contraddistinguono la sua posizione in modo più marcato rispetto alle analisi e alle proposte tanto di Confindustria quanto del Governo.

Così parlando di riduzione della spesa pubblica, in particolare della “spesa primaria”, Landi suggerisce di “ottimizzare il personale esistente ed evitare, almeno per un po’, ogni nuova assunzione”, chiede di poter licenziare i “fannulloni” e chiunque risulti “inefficiente, falsamente ammalato, condannato per reati penali contro il patrimonio o le persone”, allineare gli stipendi al settore privato e “tagliare le consulenze esterne del 50% ogni anno rispetto all’anno precedente tendendo allo zero nell’arco di 3-5 anni”.

Riducendo la spesa pubblica “di almeno il 20%”, sottolinea l’imprenditore, “si abbatterebbe anche l’esorbitante indebitamento dello stato italiano” dando modo così di tagliare parallelamente anche le tasse “del 20%” a tutti i cittadini e le imprese, in particolare abolendo l’odiata Irap, detassando gli straordinari e i premi di produttività, consentendo il versamento dell’Iva solo dopo l’incasso, garantendo il rimborso dell’Iva stessa entro 60 giorni ed abolendo gli studi di settori, “aberrazione unica al mondo”.

Quanto al tema della riforma del mercato del lavoro, Landi nota che “l’Italia non ha manodopera a basso costo ed il settore manifatturiero non può essere competitivo sul mercato mondiale”, meglio dunque puntare su “turismo, telecomunicazioni, informatica, alta tecnologia in genere”, settori che rappresentano le “colonne portanti del nostro futuro” per le quali l’imprenditore aretino propone la riduzione dell’Iva e il finanziamento di centri di ricerca “solo per obiettivi concreti” quali brevetti vendibili sul mercato mondiale. Ma per attuare concretamente il primo articolo della Costituzione italiana Landi propone anche di dare a tutti “l’opportunità e il dovere di lavorare”.

“Oggi in Italia è molto più facile e conveniente per un dipendente, fare il furbo che impegnarsi nel proprio compito e quelli che si impegnano, passano pure da servi del padrone” stigmatizza Landi, che invoca dunque “interventi drastici irrinunciabili” quali la possibilità per le imprese pubbliche e private “di licenziare il personale non produttivo o semplicemente in eccesso” e in parallelo la garanzia da parte dello stato di “un’indennità di disoccupazione ed un sistema di collocamento tempestivo sul modello del Job Center” inglese. Licenziamenti che per Landi andrebbero consentiti anche senza giusta causa per ridurre “la piaga dell’assenteismo (che) costa ai cittadini italiani 24 miliardi di euro l’anno“.

Un miglioramento della normativa sul tele-lavoro potrebbe consentire secondo l’imprenditore alle imprese italiane di migliorare la competitività nel quadro mondiale e ai lavoratori la possibilità di migliorare la qualità della vita. Anche il diritto allo sciopero, “sacrosanto”, andrebbe meglio regolato semplicemente facendo rispettare le normative vigenti oltre che prevedendo che “chi lavora nei servizi pubblici essenziali non può scioperare e se lo fa deve essere licenziato in tronco”.

“Se un dipendente non è d’accordo sull’essenzialità del proprio lavoro, può cambiarlo in ogni momento e cercarsene un altro” commenta Landi nel suo sito. Rimarcando di fatto una ricetta tatcheriana che appare destinata a fare rumore nell’ovattato mondo delle relazioni industriali italiane.

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28 dicembre 2009 - Posted by | Articoli, Economia, Lavoro, Politica | , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

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