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COLOGNO MONZESE


Da un post su Facebook

Che sia ben chiaro: la politica non ci interessa. Siamo qui solo per difendere il nostro lavoro, la nostra storia e il nostro futuro. La tv commerciale di cui tutti parlano noi la facciamo da 25 anni. E la facciamo con orgoglio.

Berlusconi ci ha insegnato che Mediaset è un’unica grande famiglia. E noi a quest’idea ci abbiamo sempre creduto e vogliamo continuare a crederci». Patrizia Galofaro nel mondo della comunicazione ci è cresciuta. Lavora come truccatrice al «Biscione» da 25 anni. E davanti al suo specchio, di gente abituata a pesare le parole, ne ha vista passare tanta. «Ho iniziato con Drive In: mi ricordo Piersilvio ragazzino, seduto in mezzo al pubblico per seguire le registrazioni del programma. E poi il Bonolis di Bim Bum Bam, la prima edizione di Striscia la notizia, le feste di Natale a Milano 2 con i regali e Silvio Berlusconi che ci faceva gli auguri uno per uno. Una volta l’ho persino truccato: è un uomo veramente cordiale».

A guardarla, mentre picchetta con i colleghi l’ingresso degli studi di Cologno Monzese, si capisce subito che questo è il primo sciopero della sua vita. E che ne avrebbe fatto volentieri a meno. «Il 5 gennaio ci hanno comunicato che vogliono cedere il settore trucco, parrucco e sartoria a una società esterna, la Pragma Service srl di Pioltello – continua Patrizia – Siamo 56 persone, tra Roma e Milano, e siamo tutte donne. Perché vogliono abbandonarci dopo tutti questi anni? Mediaset è la fabbrica dell’immagine e noi, dell’immagine, siamo i primi costruttori».

Alle 13.30 ai piedi della mega antenna di Cologno Monzese ci sono una settantina di persone, un altoparlante e qualche bandiera portata dai sindacalisti. Qualcuno distribuisce una fetta di panettone. Qualcun altro segue con il videofonino le trasmissioni, inventandosi telecronista per un giorno. «Ragazzi, il Tg5 legge un comunicato di solidarietà». «E Guida al Campionato? Hai sentito qualcosa?» «Domenica 5 della D’Urso l’hanno registrato sabato. Abbiamo fatto saltare la diretta di oggi. Domani Striscia dovrà rinunciare allo stacchetto finale delle veline». E poi telefonate ai colleghi, per sapere quanti hanno aderito allo sciopero negli studi di Roma e di Milano 2.

Al di là dei cancelli c’è il cuore della «grande famiglia Mediaset»: gli studi televisivi, certo, ma anche il supermercato, la palestra, la libreria Mondadori, l’ufficio postale, la farmacia. «Qui si sta bene, lo sanno tutti. E di scioperi aziendali, a memoria d’uomo, ce n’è stato forse uno nel 1999 – racconta Gerardo Mauri, capo-elettricista e delegato Cgil – Oggi quasi la totalità dei dipendenti non si è presentata. Stanno entrando solo giornalisti e dirigenti. Se riescono ad andare in onda, è solo perché stanno facendo lavorare al nostro posto i quadri e gli interinali. Domani (oggi, ndr) faremo il bis. E dopo l’incontro con l’azienda di giovedì decideremo se e come continuare la mobilitazione».

Tra i lavoratori che dalle 9 del mattino stazionano davanti all’ingresso del Biscione circolano voci e ipotesi diverse: «La Pragma service ha 4 dipendenti e zero know-how. Appartiene a una cooperativa che da vent’anni si occupa di traslochi e trasporti». «Vedrete: ci garantiscono due anni di contratto. Poi se ne laveranno le mani, del nostro lavoro e delle nostre pensioni». «Non ci credo. Faranno marcia indietro. Oggi abbiamo dimostrato di essere uniti». Anche Patrizia Galofaro ci crede: «A Berlusconi queste cose le abbiamo scritte in una lettera. Spero che ci risponda e che si ricordi di noi…».

La risposta ufficiale dell’azienda, in realtà, è arrivata con un comunicato diffuso dal Tg5 delle 13: «Vogliamo rassicurare i dipendenti. L’operazione non avrà alcun effetto sull’occupazione o sulla condizione retributiva dei lavoratori coinvolti». La signora Galofaro, però, rimane scettica: «Dicono che non cambierà nulla. Ma allora perché lo fanno? Noi vogliamo continuare a far parte della grande famiglia Mediaset».

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11 gennaio 2010 - Posted by | Articoli, Lavoro | , , , , , , , , , , , , , , , ,

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