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Un ristorante (cinese) da 1500 posti


Sarà il più grande d’Italia e potrebbe aprire fin dai prossimi mesi. Entro l’estate, Prato potrebbe ritrovarsi un altro primato nazionale: spunterà in via Paronese 118 un ristorante cinese con 1.500 coperti, probabilmente il più grande d’Italia. Altro che confezioni e pronto moda: la nuova frontiera del business orientale si sposta verso il mercato della ristorazione

di Maria Lardara da IL TIRRENO cronaca di Prato

PRATO. Nel cielo del Macrolotto l’acre odore delle tintorie e delle vasche del depuratore si confonderà sempre più con gli aromi forti del riso alla cantonese e dei vermicelli di soia. E’ l’ultimo affare fiutato dagli imprenditori con gli occhi a mandorla.

Entro l’estate, Prato potrebbe ritrovarsi un altro primato nazionale: spunterà in via Paronese 118 un ristorante cinese con 1.500 coperti, probabilmente il più grande d’Italia. Altro che confezioni e pronto moda: la nuova frontiera del business orientale si sposta verso il mercato della ristorazione. Sono avvolti nel velo della riservatezza i dettagli di questa maxi operazione che dispiegherà una vera e propria macchina da guerra, con tanto di cuochi e camerieri pronti a sfornare migliaia di piatti al giorno (sia a pranzo che a cena). Così come resta un punto interrogativo l’ identità dei proprietari, anche se all’interno della comunità orientale si fa insistente il nome dei titolari del Nagoya, il ristorante “giapponese” aperto due anni fa nella zona dell’ex Coop di via Viareggio.

Al telefono, gli ideatori della filosofia del sushi a Prato che con il Sol Levante hanno poco da spartire (insieme al Fujiama di via Valentini) parlano di «un ristorante con oltre un migliaio di posti a sedere da inaugurare entro l’estate nel Macrolotto».
E per 1.500 tavoli c’è posto lì, nel locale di via Paronese 118 che sorge a fianco del negozio di materiali edili Farina. Ci sarà posto anche per una “banca” cinese, su cui erano piovute indiscrezioni un po’ di tempo fa.
Il mega ristorante al piano terra (l’iter delle autorizzazioni comunali è ormai a buon punto), gli uffici del credito al primo piano e un ampio parcheggio completano la fisionomia di un vero e proprio polo strategico di servizi per l’imprenditoria cinese, in via di costruzione. Non che manchino gli appetiti da assecondare nel Macrolotto, dove la comunità orientale è anche un potenziale bacino di utenza da coprire.

«Di fatto – osserva Giancarlo Maffei, consulente per molte ditte orientali – i ristoranti rimangono l’unico veicolo di aggregazione sociale all’interno della comunità». Ed è sempre l’ex assessore Maffei a puntare la lente d’ingrandimento sulla dinamica fotograta nei giorni scorsi dall’Irpet, che vedrebbe la presenza di un migliaio di cinesi in meno a Prato, nel corso del 2009.
«Non credo tornino in Cina. Stiamo assistendo piuttosto a uno spostamento delle lavorazioni conto terzi da Prato verso altre destinazioni limitrofe, come nell’empolese, dove le maglie dei controlli potrebbero essere meno rigide che a Prato. Ma di fatto – conclude Maffei – si sposta il problema dell’eventuale illegalità, senza risolverlo alla radice».

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15 gennaio 2010 - Posted by | Articoli, Economia, Lavoro | , , , , , , , , , , , , ,

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