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Da quarant’anni accudisce i bambini dell’Istituto degli Innocenti: “Bisogna accoglierli con la loro mamma dentro”


PUBBLICATO DA GERALDINA FIECHTER LUN, 18/01/2010 – 21:29

E’ in certi piccoli individui, a volte, che si incontra la grandezza. Lei è una educatrice, una tata, una mamma, è la donna che da quasi quarant’anni si occupa dei bambini che passano dall’Istituto degli Innocenti. Mai avrebbe voluto finire su un giornale, ha accettato solo perché dopo tanti anni di servizio è diventata la responsabile delle strutture di accoglienza, e allora c’è poco da fare, bisogna anche un  po’ esporsi. E’ senza tempo la sua faccia acqua e sapone, e i suoi occhi sono come quelli di una madre che abbia appena finito di allattare, bianchi e accoglienti . E’ capace di prendere in grembo tutti, orfani, bambini maltrattati, piccoli malati, e poi le loro mamme, qualsiasi cosa abbiano fatto, le mamme adottive e quelle affidatarie, e anche i figli di un tempo, quelli che tornano a cercare i pezzi del complicato puzzle che è la loro vita. Si chiama Laura Targetti, questa donna, e siamo certi che chiunque abbia avuto in sorte di incontrarla – che fosse il primo o l’ultimo dei cittadini – le debba qualcosa.

Si dice che ogni fiorentino abbia almeno un avo passato dall’Istituto degli Innocenti. Le sembra credibile?

Si dice. Certo sono molte le persone che vengono a cercare tracce di un parente o di un amico passato di qua, e sono molti, in Toscana, ad avere Innocenti nel cognome.

L’ultimo che cercava tracce?

Un avvocato, un uomo di successo, fu dato in adozione a una famiglia sarda nel 1970, sono riuscita a metterlo in contatto con la suora che lo aveva accolto. Cercava la madre naturale, voleva ricongiungersi con le sue radici, non so se poi c’è riuscito. E’ stato qui una giornata intera, emozionante, ricostruiva i suoi ricordi riconoscendo un albero, una luce, un soffitto

Si può ritrovare la madre naturale?

Un tempo cancellavano tutto, purtroppo, e poi anche l’alluvione ha distrutto molti documenti. Ora è più facile. Io aiuto questi figli che tornano in ogni modo possibile, è importante, guai a fare tagli netti con il proprio passato

Eppure lo fanno in tanti

Lo so e per questo mi sgolo. E’ come tagliare via un pezzo di identità, come non riconoscere l’interezza di un individuo. Una delle più belle esperienze che mi sono capitate è quella di una mamma adottiva che è venuta qui con il figlio ormai grande. Non può immaginare la gioia e la consolazione di quest’uomo, la serenità che ha provato capendo dove era stato e con quanta attenzione seguiamo i bambini

Lei ricorda il suo primo giorno di lavoro all’Innocenti?

Come fosse ieri. Era novembre, una collega scendeva dalle scale con una pila di lenzuoli, voci di bambini, erano tanti, le suore facevano il trattamento antipidocchi, ricordo la potenza di questo luogo così monumentale

Che bambini c’erano, allora?

Erano i figli del disagio di quegli anni. In gran parte ragazze madri, molte scappate dai paesini o dalle città del sud

Ora invece?

Il disagio di oggi. Madri single, alcuni casi psichiatrici, molte maltrattate, extracomunitarie. I bambini, oltre ai figli di queste donne, sono quelli allontanati dalle famiglie. Restano qui fino a quando vengono ricongiunti con i loro genitori naturali (nei casi migliori) o dati in adozione o in affidamento.

A quanti bambini ha fatto temporaneamente da mamma?

Ho perso il conto. Posso dirle che ne ho battezzati tanti e li ricordo tutti, che per esempio Giulia ha recentemente spento le candeline del diciottesimo anno a casa mia, e che proprio lei fu per me la prova più grande

Un caso difficile?

In un certo senso. Erano i tempi in cui noi educatrici portavamo anche a casa questi bambini, nei week end o in vacanza, e lei per sei mesi era stata come la mia quarta figlia. Ho tre figlie, ha capito bene. Venne con noi anche al mare. Quando arrivò l’atto dell’adozione da parte del tribunale tirai fuori tutte le mie difese professionali e poi dissi basta, a casa non li porto più, è un impegno troppo grande

Cosa ha imparato da questi bambini?

Che bisogna accoglierli con la loro mamma dentro

E dalle mamme che hanno abbandonato?

Che mai possono averlo fatto per incoscienza o disinteresse, ma sempre con dolore e a volte come atto di amore.

Quali sono le storie che finiscono bene?

Quelle in cui le mamme recuperano la loro capacità di essere madri e i figli possono tornare con loro.

Come deve essere un buon genitore adottivo?

Deve accogliere il bimbo con tutto quello che ha dentro e deve farsi aiutare

E una buona famiglia affidataria?

E’ quella che accoglie le difficoltà del bimbo ma anche quelle della madre

I fiorentini che rapporto hanno, oggi, con l’Istituto?

Si passa dal pietismo, che non va bene, alla scarsa conoscenza. Ancora chiamano per sapere se possono prendere un bambino per fargli passare il Natale a casa loro. No, non è più così

Però i volontari esistono ancora

Sì, ma devono passare dall’associazione, e io li indirizzerei soprattutto verso le madri, che hanno meno aiuti. Ho cercato a lungo una famiglia, per esempio, disposta a prendersi temporaneamente cura di una quindicenne con un figlio. Ma non l’ho trovata.

Dove trova tutta questa energia materna?

Quello che ho ricevuto è molto più di quello che ho dato

link originale :

http://club.quotidianonet.ilsole24ore.com/fiechter/da_quarantanni_accudisce_i_bambini_dellistituto_degli_innocenti_bisogna_accoglierli_con_la_loro_mamma_dentro

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19 gennaio 2010 - Posted by | Articoli, Famiglia | , , , , , , ,

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