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AGILE/EUTELIA – Sciopero e presidio dei dipendenti da 7 mesi senza stipendio


«Non siamo licenziati nè disoccupati, non abbiamo cassa integrazione nè mobilità. Siamo fantasmi, rifiuti, e dobbiamo venire fin qui solo per chiedere un incontro». Da Bari sono arrivati con uno striscione gigantesco, «Eutelia come Alitalia», e un carico di rabbia pronta a detonare. Ma l’aria che tira è quella per tutti, nonostante il mitico sound system di Ciccio, uno dei dipendenti della sede romana, che apre il presidio davanti a palazzo Chigi sfidando il cielo plumbeo al suono di sunshine reggae. La tensione però è palpabile e la fragorosa risata che scoppia quando dalle stanze di palazzo Chigi arrivano le prime notizie sull’esito dell’incontro – e cioè: il governo dice di non potere fare nulla per non interferire nel lavoro della magistratura – si tramuta istantaneamente in un «Adesso basta, blocchiamo il traffico».
E così la romana via del Corso è stata nuovamente invasa ieri dai dipendenti Agile/Eutelia. Così era stato anche in dicembre. Da allora, nonostante gli impegni presi dal sottosegretario Letta, nulla per loro è cambiato. Sono senza stipendio da sette mesi, le commesse decadono come foglie d’autunno (incluse quelle pubbliche) e «sulle nostre spalle tutti giocano a fare lo scarica barile». Il governo dicendo che ora tocca alla magistratura, i custodi nominati dal tribunale fallimentare dichiarandosi privi di reali poteri d’intervento, l’azienda aretina Eutelia che, ritirata in ballo da una sentenza del tribunale del lavoro, annuncia ricorso, e così giù fino «a tutti quelli che combinato questo pastrocchio», i vari Massa e Liori (i titolari di Omega, la scatola vuota che ha acquisito Agile da Eutelia), che sono rientrati a pieno titolo nelle loro funzioni, «e ora sono tutti in giro».
Come si sopravvive per sette mesi senza stipendio? «Chiedendo prestiti alla famiglia», risponde una lavoratrice di Bari. Oppure, sempre nel barese, «andando nei campi a fare la raccolta delle olive». I sindacati hanno ribadito ieri la richiesta: il governo convochi l’Abi e si accordi per un anticipo da parte delle banche del Tfr o degli stipendi ai lavoratori. Anche su questo Gianni Letta si era impegnato. E invece niente.
Niente anche delle promesse sul fronte delle commesse, gran parte delle quali sono pubbliche. A Torino è stata la Rai a estinguere il contratto il 23 dicembre, a pochi giorni dal pronunciamento del Tribunale fallimentare. «Letta ci aveva garantito che si sarebbe speso per non fare migrare le commesse e invece proprio a ridosso della sentenza sul commissariamento la Rai ha siglato il nuovo contratto con Ibm», raccontano i dipendenti di Torino e di Ivrea. Agile era sprovvista del Durc, il documento di regolarità contributiva obbligatorio nelle gare pubbliche, «ma proprio ora che i custodi fallimentari hanno sanato almeno questo, siamo senza contratto». A Napoli la situazione ha del surreale. Da metà ottobre la sede è sprovvista di corrente elettrica, poi il 24 dicembre i lavoratori l’hanno trovata chiusa: «Chiusa sì, anzi serrata, senza nessuna comunicazione da parte di nessuno, nessuna lettera di licenziamento…».
Dopo sette ore di presidio sotto la pioggia ieri i sindacati hanno ottenuto una convocazione da parte della presidenza del consiglio. L’incontro sarà il 1 febbraio, «ma non dovrà essere un appuntamento rituale, ora sono necessarie soluzioni concrete», dichiarano Fabrizio Potetti e Laura Spezia della Fiom. Il 17 febbraio è fissata l’udienza al Tribunale fallimentare: i tre custodi nominati a fine dicembre potrebbero essere trasformati dal giudice in commissari, ma l’azienda perde consistenza ogni giorno di più ed è possibile che il giudice decida per lo stato d’insolvenza. Poi c’è il tribunale del lavoro che ha accolto il ricorso della Fiom contro Eutelia per comportamento antisindacale e ha intimato all’azienda di rimuoverne gli effetti. Pertanto la Fiom chiede che anche Eutelia (che ha annunciato ricorso contro la sentenza e che fin qui si è sempre chiamata fuori dalla vicenda) sia chiamata al tavolo di confronto. Ma la giustizia ha i suoi tempi e comunque, ribadisce Potetti, «il nostro obiettivo non è vincere le cause ma salvare lavoro e lavoratori di questa azienda, cosa che non può certo fare un Tribunale».

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28 gennaio 2010 - Posted by | Articoli, Lavoro | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

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