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Phonemedia, lo strano caso: non è in crisi, ma non paga gli stipendi


Negli ultimi giorni si è finalmente sentito parlare del caso Phonemedia, caso che interessa circa 7mila lavoratori, di cui 5.200 su territorio nazionale. La storia di questa azienda ha inizio nel 2002, quando il geometra Fabrizio Cazzago decide di fondare laPhonetika S.p.a., comincia con circa 300 operatori e dopo due anni, la ormai Phonemedia ha un giro d’affari di svariati milioni, tanto che acquisisce strutture e personale in Argentina.

Nel 2005 l’azienda viene riconosciuta leader italiano nel settore contact center eoutbound, l’imprenditore, poi, nel 2006 acquisisce la WCCR S.r.l. determinando, così, un ampliamento sia delle proprie strutture sia delle proprie risorse economiche e umane, proponendo un’offerta di servizi  evoluti e qualificati a molteplici aziende. Nel 2007 e 2008 continua l’ascesa passando per l’acquisizione di Answers S.p.aOmniacall S.p.a.,Televoice S.p.a., nonostante la crisi economica, il gruppo attua politiche conservative, continua l’acquisizione di aziende affini e cosa ancora più eccezionale trasforma molti contratti di tipo collaborativo o precario in contratti a tempo indeterminato per accaparrarsi i fondi regionali POR e i fondi europei di incentivo alle assunzioni.

Phonemedia entra in crisi – nonostante vanti una clientela che abbraccia la maggior parte del panorama industriale italiano: Telecom ItaliaVodafoneWind alcuni nomi – da dicembre  2008 comincia a pagare gli stipendi in due tranches, il 10 e il 20 di ogni mese, ma i ritardi si fanno sempre più frequenti e preoccupanti, ritardi che si riscontrano anche nel versamento dei contributi previdenziali, del trattamento di fine rapporto e dei fondi esterni. In luglio, Fabrizio Cazzago, nonostante l’assegnazione di un maxi finanziamento, decide di cedere al gruppo Omega S.p.a., amministrato da  Sebastiano Liori, noto per la recente acquisizione di Agile S.p.a, già amministratore unico di quattro società in fallimento e in più coinvolto nel crack Arbatax.

Per i 5.200 lavoratori delle sedi di Bari, Bitritto, Bologna, Catanzaro, Casalecchio di Reno, Monza, Novara, Pistoia, Trapani, Trino Vercellese, Vibo Valentia, e per quelli delle sedi in Argentina, Albania e Romania, tutto ciò significa niente lavoro, niente stipendi, niente cassa integrazione e niente mobilità perché non c’è uno stato di crisi dichiarato. Questa situazione scandalosa si protrae da più di tre mesi, richiamando solo ora l’attenzione pubblica, nonostante lavoratori e sindacati si siano mossi organizzando assemblee permanenti, scioperi, presidi su tutto il territorio nazionale. Si spera che la vicenda mediatica porti ad una soluzione, forse il 17 febbraio ci sarà il commissariamento dell’azienda, in più alcune istituzioni si sono mosse a favore dei lavoratori. La Regione Calabria chiederà per i 2.200 impiegati dei call center di Catanzaro e Vibo Valentia la cassa integrazione, ad interessarsene il Presidente Agazio Loiero, in più, qualora dovessero esserci i presupposti si chiederà alle banche di anticipare i crediti vantati dai lavoratori Phonemedia. Da una nota della Cgil presente negli stabilimenti calabresi si legge “stiamo lavorando per ottenere un incontro con i responsabili dell’azienda al fine di richiedere l’attivazione degli ammortizzatori sociali”.

I lavoratori sono sempre più esasperati da questa situazione, minacciando in alcuni casi gesti violenti, molti dichiarano di aver creduto in quel lavoro e in quell’azienda e si chiedono dove sono finiti i milioni di euro di incentivi europei e statali che la phonemedia ha intascato negli anni scorsi, soprattutto, sarebbe compito dell’autorità giudiziaria far luce sulle attività di un’azienda che ha incamerato grossi profitti ed è ora insolvente.

articolo originale :

http://www.levanteonline.net/italia/cronaca/831-phonemedia-lo-strano-caso-non-e-in-crisi-ma-non-paga-gli-stipendi.html

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21 febbraio 2010 - Posted by | Articoli, Lavoro | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

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