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Voicity, scatole cinesi e fallimenti pilotati.


Napoli (dal nostro inviato). Una scatola cinese è una scatola che, come una matrioska, contiene al suo interno una scatola identica ma di dimensioni ridotte che, a sua volta, ne contiene un’altra ancora più piccola e così via. In gergo finanziario le scatole cinesi sono un artificio economico che consente, attraverso una struttura piramidale di società sempre più piccole, di controllare grandi gruppi con il minimo investimento di capitali. Quali rischi comporti avere a che fare con questo genere di società lo hanno appreso a loro spese i lavoratori di un gruppo di call center che oggi fanno capo a Voicity.

Qui in Campania il gruppo ha due sedi: uno in provincia di Napoli, a Casalnuovo, “Conversa”, società che commercializza le attività Mediaset Premium su tutto il territorio del Mezzogiorno, ed un altro in Provincia di Caserta a Vitulazio, “OSC” , outsoucer dei grandi gruppi di telefonia internazionali Fastweb e H3G. Vi lavorano in tutto più di 500 persone, che da novembre non percepiscono lo stipendio, non hanno avuto la tredicesima e non sanno se e quando rivedranno i loro quattrini. Nel frattempo sono state avviate le procedure per la cassaintegrazione in deroga che dovrebbe coprire anche il mese di gennaio. Ma la frustrazione tra queste persone è palpabile. E non è solo un problema di denaro. Fino a pochi mesi fa, infatti, questi lavoratori facevano capo ad Omnia Network, che per aggiustare i propri conti disastrati, lo scorso settembre, si è liberata dei call center (contenuti nelle società Omnia Service Center, Omnia Group Service e Vox2Web) vendendoli ad una società veicolo, la Alba Rental Srl.

Le tre società cedute, che nel primo semestre del 2009 avevano realizzato ricavi aggregati per 37,8 milioni accumulando perdite per circa 12 milioni, erano state vendute per 29 milioni: un prezzo pari a quasi quattro volte il valore di tutta Omnia Network ad aprile (prima che venisse sospesa a tempo indeterminato dalla Borsa capitalizzava 7,8 milioni) e che ha fruttato alla società una maxi-plusvalenza di 34,1 milioni.

Quando la Consob ha chiesto chiarezza sulle perizie realizzate nella valutazione delle società cedute, Omnia Network è stata costretta rivelare che il perito Pierluigi De Paolis ha attribuito a Omnia Service Center (ceduta al prezzo di 20 milioni) un valore non inferiore a 7,6 milioni, a Omnia Group Service (ceduta per 7 milioni) un valore non inferiore a 10 mila euro mentre a Vox2Web (venduta per 2 milioni) addirittura una valutazione negativa: -1,35 milioni di euro.
Si tratta di valori che rappresentano circa un quinto dei 29 milioni pattuiti: un ottimo affare per Omnia Network, che si è sbarazzata dei dipendenti dei call center, del loro costo, ha dimezzato il suo indebitamento finanziario (grazie al deconsolidamento delle tre società) e ha incassato una lauta plusvalenza con cui aggiustare i suoi conti.

Ma perchè gli acquirenti (che sapevano dei valori della perizia) hanno accettato di pagare un prezzo così elevato? In primo luogo bisogna rilevare che non hanno sborsato un solo euro in contanti: 20 milioni Alba Rental li ha acquisiti accollandosi debiti che Omnia Network aveva verso i call center ceduti (che sono diventati così creditori della nuova proprietà) mentre i restanti 9 milioni sono stati oggetto di compensazione di crediti tra Omnia Network e le società cedute.

In secondo luogo c’è da considerare chi c’è dietro Alba Rental: due dirigenti delle società cedute (ora usciti di scena) e Alessandro Gili, azionista e amministratore (dimessosi ai primi di gennaio) di Omnia Network, nonchè presidente di Alba Rental. Parti correlate e, nel caso di Gili, che detiene insieme alla sorella il 9% circa di Omnia Network, in conflitto di interesse.

In ogni caso Alba Rental si è a sua volta liberata dei call center appena acquisiti nel giro di un mese. Il 13 ottobre ne ha girato la proprietà a Voicity (di cui Gili è amministratore unico), società controllata al 70% dal fondo lussemburghese East Investment. Insieme alla proprietà Alba Rental ha girato i debiti che si era accollata da Omnia Network.

All’esito dell’operazione dunque Omnia Network si trova alleggerita delle attività in perdita, mentre i lavoratori si trovano in mano a un fondo lussemburghese che non paga gli stipendi e nei cui confronti sono diventati creditori.

Ma Omnia Network non si è limitata a disfarsi dei suoi call center. Appena siglata la cessione, li ha infatti ‘ri-assunti’ firmando contratti di subappalto in modo da poter continuare a servire i suoi clienti. Con una postilla: Omnia Network trattiene per sé il 30% delle commesse girate e il 5% del valore dei contratti che fanno capo direttamente ai call center.

Ma torniamo alle scatole cinesi. Nel caso di Omnia Network, il primo anello della catena di comando è costituito da Okw SA, una società di diritto lussemburghese che con circa il 30% delle azioni di Omnia Network ne è l’azionista di riferimento. A marzo dell’anno scorso l’80% delle azioni di Okw SA è passato dalla società Integra di Piervittorio Rossi e Achille Tranchida, entrambi nel Cda di Omnia Network, alla Ti-Cam di Sebastiano Liori (lo stesso Liori che ritroviamo nelle vicende relative ad Eutelia e Phonemedia). Con il passaggio di proprietà Liori si era impegnato a ricapitalizzare la società, altrimenti avrebbe restituito l’intero pacchetto azionario ad Integra. Va da sé che Liori non ha versato un centesimo. A metà estate si è dimesso da presidente di Omnia Network e ora Integra ha ottenuto dal Tribunale di Milano l’autorizzazione a sottoporre a sequestro giudiziario l’80% del capitale di Okw. In pratica, i vecchi proprietari possono riprendere possesso della società che avevano ridotto sul lastrico. Nel frattempo, però, Omnia Network è stata ripulita di un bel po’ di debiti, passati, insieme a 2500 lavoratori in capo ad una società costituita ad hoc: Voicity, appunto.

Che la strategia sia stata ben pianificata lo dimostrano alcune analogie con le vicende Eutelia e Phonemedia: non solo il meccanismo delle scatole cinesi che consente di traghettare debiti e lavoratori verso società destinate al fallimento, non solo il nome di Sebastiano Liori ma anche lo “staff” di Gili approdato a Voicity direttamente da Phonemedia. E non è tutto: spulciando tra le carte, uno dei lavoratori di Conversa ci confida di aver individuato un anello, forse l’ultimo, della catena di Omnia Network: un indirizzo in comune tra Integra e Voicity, a Roma, in via Margutta 17. Coincidenze? Nel frattempo Omnia Network ha annunciato l’arrivo di un cavaliere bianco, l’ennesimo, pronto a ricapitalizzare: si tratta della Sipi (Società italiana di partecipazioni e investimenti S.r.l.) di cui è azionista di riferimento Danilo Adamo Giannetti, attraverso la General Technologies Investments S.A, (un’altra società di diritto lussemburghese).

Ma chi è questo Giannetti? Di lui, cercando sui siti ufficiali italiani, si trova poco. Compare invece, agli inizi degli anni 2000 come amministratore delegato e presidente della società anonima Advanced Technologies Promotion S.A. (anche questa con sede in Lussemburgo) con un consiglio d’amministrazione in cui sedevano due suoi parenti (Luca Giannetti e Vittorio Giannetti) e la società Camsec Ltd, con sede legale nelle Isole Vergini Britanniche. Come società di revisione dei conti figura Mazars&Guerard, la stessa di Omnia Network: un’altra coincidenza, l’ennesima, in cui ci siamo imbattuti cercando il filo di questa storia.

di Ester Crea (12 febbraio 2010)

articolo originale :

http://www.conquistedellavoro.it/cdl/it/archivio_notizie/2010/febbraio/info-1898301384.htm

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21 febbraio 2010 - Posted by | Articoli, Lavoro | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

1 commento »

  1. peccato non ci sia accenno alla neanche troppo discreta collusione della cgil, che almeno qui a milano è stata smaccata… ma siamo in italia…

    Commento di massimiliano | 22 febbraio 2010 | Rispondi


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