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Call center connection


Per il gip «indagati consapevoli del contributo al programma criminoso»
Il ruolo dei calabresi nella truffa
Anche Mannucci e i Battaglia accusati di associazione a delinquere

di CHIARA SPAGNOLO

UNA vera e propria associazione a delinquere avrebbe gestito l’affare milionario dei call center. La magistratura siciliana non ha dubbi sull’esistenza di un sodalizio criminale, costituito con l’unico obiettivo di truffare lo Stato e l’Unione Europea e dirottare ingenti mole di fondi pubblici, e decapitato dall’operazione “Call center connection”, che lo scorso 5 maggio ha fatto finire in carcere 6 persone e 5 ai domiciliari. Il gruppo, spiega nell’ordinanza di custodia cautelare il gip Francesca Cercone, avrebbe avuto la mente al Nord e braccia in diverse regioni d’Italia. Prima fra tutte la Calabria, dove è stata arraffata la più grossa quantità di finanziamenti pubblici, e dove sono stati “scaricati” circa 2000 lavoratori, che negli anni scorsi si erano illusi di trovare la terra promessa nei call center di Catanzaro e Vibo. Proprio nel capoluogo di regione, la Procura di Catania, ha fatto notificare un’ordinanza di arresto ai domiciliari per Marco Mannucci e due avvisi di garanzia per i fratelli Claudio e Antonio Battaglia. Per tutti è stato disposto anche il sequestro dei beni mobili ed immobili per cifre che si aggirano intorno ai 5-6 milioni di euro. Sia Mannucci che i fratelli Battaglia saranno chiamati a rispondere del reato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e di singole ipotesi di truffe. Più grave, secondo l’interpretazione del gip, la posizione di Mannucci, associato al gruppo di persone per le quali è stata ritenuta necessaria l’applicazione della misura cautelare. Meno significativo, invece, il contributo dato dai Battaglia che avrebbero semplicemente svolto «il ruolo di amministratori pro-tempore delle società beneficiarie dei contributi».
Di certo il giudice etneo ha ritenuto di individuare responsabilità ben precise a carico dei singoli indagati, ritenendo che ognuno fosse «pienamente consapevole della sua appartenenza al sodalizio nonché del contributo dato alla realizzazione del programma ». Gruppo e programma, del resto, sono il nodo centrale della mega-truffa dei call center. L’ipotesi attorno alla quale ruota l’inchiesta catanese è che negli anni scorsi siano state costituite quattro società, B2B, Multimedia Planet, Multivoice e Soft4web (le ultime due gestivano i call center di Catanzaro e Vibo), che avrebbero chiesto ed ottenuto contributi pubblici per acquistare software da altre aziende “sorelle” ovve – ro appartenenti allo stesso gruppo. Tali società altro non erano che call center, nei quali si concretizzavano attività molto diverse da quelle per le quali avevano ottenuto i contributi, e ai quali ingenti finanziamenti per la formazione e l’inserimento professionale arrivavano anche dalle Regioni (compresa la Regione Calabria).
E se le menti dell’imbroglio pensavano nel Nord Italia, nel Sud assetato di lavoro, il sodalizio poteva contare su “uomini di fiducia”, che avrebbero contribuito a creare le false attestazioni necessarie per l’erogazione dei contributi. Marco Mannucci, consigliere della Multivoice, secondo il quadro delineato dalla guardia di finanza siciliana, deve rispondere per la presunta partecipazione alla truffa ordita per ottenere il finanziamento da 6 milioni e mezzo di euro service”.
Di tale società, infatti, Mannucci era amministratore e, proprio in questa qualità, avrebbe «richiesto la terza rata del contributo, attestando fatti non corrispondenti al vero», il cui pagamento è giunto proprio durante la sua gestione. Inoltre a Mannucci la Procura di Catania contesta anche uno specifico reato tributario, «avendo indicato tra i costi delle fatture della Virinchi anche operazioni del tutto o in parte inesistenti ».
Simili le accuse mosse a Claudio Battaglia, al quale è contestato (oltre al reato associativo) il capo c della rubrica, ovvero il presunto coinvolgimento in un’altra truffa, che avrebbe favorito la Soft4web, facendole ottenere un contributo di oltre 21 milioni di euro «per la realizzazione di un centro di produzione di software dedicato all’e-commerce».
Secondo gli investigatori Claudio Battaglia, all’epoca dei fatti amministratore della società, avrebbe prodotto un’attestazione falsa per richiedere, nel marzo del 2009, l’erogazione del 10% dei contributi già concessi dal ministero dello Sviluppo. Infine a Antonio Battaglia viene contestata la partecipazione ad un altro presunto imbroglio, messo in atto dalla Multimedia placet di cui era amministratore. Il sistema, anche in questo caso, sarebbe stato quello delle false fatturazioni, delle finte spese e dell’acquisto di programmi informatici inutilizzabili. Diversa soltanto la cifra che gli indagati avrebbero fatto sborsare al ministero, che si aggirava intorno ai 10 milioni di euro.
Fin qui le ipotesi accusatorie. Dalle quali, ovviamente, gli indagati hanno tempo e modo per difendersi, contestando quella costruzione della magistratura siciliana che li vede come protagonisti attivi di un progetto criminale programmato nei minimi dettagli e realizzato con scientifica precisione. Il primo ad avere la possibilità di difendersi
sarà Marco Mannucci, che questa mattina sarà interrogato per rogatoria dal giudice per le indagini preliminari di Catanzaro

Dalle intercettazioni la conferma del sistema
I documenti che Mannucci doveva firmare per fingere l’utilizzo dei programmi

INTERCETTAZIONI telefoniche e studio incrociato dei dati del ministero e di quelli trovati nelle sedi delle società coinvolte, per sostenere un quadro accusatorio complesso.
Nell’esaminare la posizione di Marco Mannucci, giustificando l’applicazione degli arresti domiciliari, il gip Francesca Cercone cita una conversazione telefonica tra Giancarlo Catanzano (uno dei presunti promotori dell’associazione a delinquere) e il tecnico Andrea Fornasari. I due discutono di come far figurare che alcuni programmi sono in uso alla B2B, con l’obietti vo di eludere i controlli ministeriali, propedeutici all’avanzamento della pratica di finanziamento della società. Per fingere che quei programmi siano effettivamente utilizzati, nella telefonata, i due fanno esplicito riferimento al ruolo di Mannucci e alle firme che dovrà apporre su alcuni documenti. Dalla sintesi della telefonata effettuata dalla guardia di finanza emerge che «Catanzano chiede a Fornasari se l’integrazione al contratto I-Soft con B2B andava bene e chiede conferma se quella da modificare era riferito a Denburg. Dopo la risposta affermativa di Fornasari Catanzano chiede che gli venga mandata quella corretta in modo da poterla inoltrare, mentre l’altra lo ha già ricevuto, debitamente firmato in originale. Fornasari gli comunica di avere parlato anche con Blasi e che quest’ultimo ha scritto a Mannucci per la firma della proroga al contratto di assistenza B2B con Multi Media (Planet Srl, in sigla MMP), visto che anche Battaglia (rappresentante della MMP) si trova in Calabria. Quindi lo stesso Fornasari dice che successivamente hamandato a Mannucci la lettera in cui Multi Media approva la richiesta di hosting di CAMR (software oggetto di contributo 488) sul loro sito FTP a ifini della consegna. Catanzano fa presente che l’integrazione ai contratto l-sofi è statafirmata il 04/03/2008 e non il 01/03/2008 e, quindi, le fatture andrebbero messe con data 05/03/2008. Fornasari dice che lui ha lasciato la data in bianco (sull’integrazione), per cui Catanzano fa presente che la data del 4 marzo è stata scritta da loro (riferito probabilmente alla l-soft). Catanzano suggerisce che è più semplice rifare le fatture piuttosto che riavere indietro l’accordo firmato con la nuova data, nonostante le perplessità manifestate dal Fornasari. Catanzano riepilogando dice a Fornasari di parlare con Elena (Ferraioli) in modo da emettere tutte le fatture con data uguale o maggiore al 04/03/2008, in quanto è più facile cambiare le fatture piuttosto che fare rifirmare da Denburg l’accordo».

articolo da  ” Il Quotidiano”

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13 maggio 2010 - Posted by | Articoli, Lavoro | , , , , , , , , , , ,

1 commento »

  1. Le investigazioni su questo presunto reato sono terminate e concluse e Marco Mannucci e’ stato liberato con ordine del GIP di Catania riconoscendone la sua non partecipazione al concorso di reato….forse varrebbe dare il beneficio del dubbio e tenere adeguatamente aggiornata la vs. rubrica… Stealth

    Commento di stealth | 30 giugno 2010 | Rispondi


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