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LA “CRICCA” PRONTI A UN’ALTRA TRUFFA A VIBO


Si alleggerisce la posizione dei Fratelli Battaglia

Secondo la Procura le attenzioni erano rivolte a un’azienda di chiavette Usb a Vibo e a una di biofarmaci
Progettate altre truffe in Calabria
La “cricca” dei call center aveva individuato altri settori in cui agire

di CHIARA SPAGNOLO

LA CRICCA dei call center era pronta ad agire di nuovo. Convinta di dover abbandonare in fretta un settore in cui aveva fatto affari d’oro per gettarsi in nuove, più lucrose, truffe da realizzare – ancora una volta – in Calabria. Lo scrive il gip di Catania Francesca Cercone nell’ordinanza con cui ha disposto l’arresto di 11 persone nell’ambito dell’inchiesta “Call center connection”, ponendo proprio tale convinzione, alla base dell’applicazione di misure cautelari particolarmente restrittive. Il giudice non ha dubbi sull’esistenza di un’associazione a delinquere in piena regola, di cui avrebbero fatto parte 11 dei 18 indagati, con ruoli specifici, comunque finalizzati alla concretizzazione di colossali imbrogli. Alla base di tutto un complicato sistema di società “sorelle”, che facevano capo ad un unico gruppo e che, con un sistema di false fatturazioni, avrebbero ottenuto indebitamente contributi pubblici. Soldi che avrebbero dovuto essere utilizzati per creare occupazione e che invece sarebbero finiti sui conti esteri di alcuni indagati. Soldi a palate, a cui gli attori della truffa speravano di aggiungerne ancora altri.
Secondo il giudice, infatti, «il programma dell’associazione a delinquere non solo era duraturo ma è ancora in essere». La truffa è in atto. «E non tanto – scrive il gip nell’ordinanza – perché devono essere ancora pagate alcune rate dei contributi già concessi alle società indagate, ma soprattutto perché dalle conversazioni intercettate è emerso che gli indagati stanno per commettere truffe analoghe a quelle per cui si procede». Il pericolo, insomma, non è ancora scampato.
La Calabria potrebbe pagare altri tributi agli affaristi del Nord, che già una volta sono riusciti a depredare fondi pubblici lasciandosi dietro centinaia di vite distrutte. A Catanzaro e Vibo, città in cui hanno operato le strutture gestite da Multivoice e Soft4web, lo scotto pagato per la truffa dei call center è altissimo.
Oltre 2000 persone sono rimaste senza lavoro e aspettano ancora stipendi arretrati che forse non vedranno mai.
Il grande imbroglio, però, a quanto pare non è ancora finito. Spremuto come un limone il settore della telefonia, pare che l’associazione individuata dai magistrati siciliani stesse per gettarsi su altri affari d’oro. A partire da alcuni investimenti in Sardegna e in Abruzzo, per finire a un impianto di Vibo Valentia, destinato alla produzione di chiavette Usb, e ad un’altra azienda – sempre in Calabria – per la produzione di biofarmaci. Progetti concreti, di cui il pm titolare dell’indagine ritiene di avere trovato tracce precise nella copiosa documentazione sequestrata in varie parti d’Italia. «La reiterazione delle truffe, perpetrate fino all’anno 2009 – scrive il gip – il contenuto delle conversazioni, danno contezza dell’attuale operatività del sodalizio criminoso e del concreto pericolo di reiterazione di truffe milionarie, con rilevante danno per lo Stato». Proprio questo particolare, il “pericolo di reiterazione del reato”, è alla base dell’ordine di arresto per alcuni indagati. Senza sottovalutare il pericolo di inquinamento delle prove, che – a detta del gip – è «concreto e attuale», come dimostra il fatto che nel corso delle indagini alcuni indagati hanno cercato di modificare i prodotti informatici installati, al fine di dimostrarne l’operatività in caso di controllo. Tutti motivi secondo i giudici validi per bloccare l’operatività di alcuni personaggi di cui si evidenzia la «capacità delinquenziale », che «stanno già progettando le truffe del futuro».

«I Battaglia privi di poteri decisionali» Per il gip sono fuori dall’associazione

I FRATELLI Antonio e Claudio Battaglia “non sono stati ritenuti gravemente indiziati del reato associativo perché non avevano, in concreto, poteri decisionali o gestionali di sorta”. Lo scrive il gip di Catania, nell’ordinanza con cui ha disposto l’arresto di 11 persone nell’ambito dell’inchiesta “Call center connection”, alleggerendo la posizione dei due indagati rispetto all’originale contestazione mossa dal pubblico ministero, che ha contestato ad entrambi sia il reato al capo a della rubrica (associazione a delinquere finalizzata alla truffa) che il concorso in due diverse truffe. In altre parole, il giudice per le indagini preliminari di Catania,come hanno precisato ieri gli avvocati Aldo Costa e Gianpiero Biancolella, non ha ritenuto che i due fratelli catanzaresi fossero organicamente inseriti nel sodalizio criminale che ha organizzato e messo in atto truffe milionarie ai danni dello Stato. Il loro ruolo sarebbe stato del tutto marginale rispetto a quello di altri indagati, perché – scrive il giudice – non avevano, in concreto, poteri decisionali o gestionali di sorta”.
A tal proposito i legali dei Battaglia hanno evidenziato che «le domande di finanziamento sono state avanzate nel 2001 da altri amministratori e quindi in e poca di gran lunga antecedente al momento in cui i due fratelli, Antonio e Claudio, hanno assunto la carica di amministratori della società Multimedia Planet e Soft4Web ovvero dal marzo 2007.
Nel 2009 (oltre otto anni dopo la originaria richiesta di finanziamento) avevano avanzato la richiesta del residuo saldo». «Tale istanza – spiegano – si fondava sulla documentazione tecnica e contabile esistente in società, già ritenuta regolare dagli stessi controllori del progetto finanziato, non essendo i dottori commercialisti laudio e Antonio Battaglia in grado di valutare la bontà tecnica od il valore dei software finanziati. Peraltro tali software erano stati oggetto di perizia, quanto alla loro funzionalità e valore economico, redatta all’epoca dell’originaria domanda inoltrata al competente Ministero». Circostanze rispetto alle quali, i fratelli Battaglia si sono detti pronti a fornire chiarimenti alla magistratura. In merito agli immobili sequestrati, ovvero gli appartamenti dove abitano, è stato proposto ricorso al Tribunale del Riesame. Ieri, intanto, il gip di Catanzaro ha interrogato Marco Mannucci, consigliere di Multivoice e amministratore di Soft4web, agli arresti domiciliari.

Articolo da  “Il Quotidiano”

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13 maggio 2010 - Posted by | Articoli, Lavoro | , , , , , , , , , ,

3 commenti »

  1. I truffatori devono essere condannati a maggior ragione perchè la truffa, a danno dello Stato e dei cittadini lavoratori, è stata realizzata in Calabria, Mannucci è un cinico truffatore che nonha esitato ad imbrogliare la gente di Calebria, perciò Mannucci Marco truffatore incallito deve espiare le sue colpe in galera.

    Commento di Anonimo | 2 settembre 2010 | Rispondi

  2. Vogliamo conoscere gli ulteriori sviluppi di questa storia di truffe ed imbrogli, che ha gettato fango sulla Calabria,

    Commento di Anonimo | 2 settembre 2010 | Rispondi

  3. Per colpa di un truffatore di nome Mannucci Marco e della sua cricca, la nostra regione subisce umiliazioni. Marco Mannucci e Falcone Vincenzo la coppia perfetta per prendere in giro i Calabresi.

    Commento di Anonimo | 2 settembre 2010 | Rispondi


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