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Futuro ancora incerto per Alcoa, ma a che punto sono le lotte dei lavoratori?


Questa notte incontro a palazzo Chigi tra il Governo e gli amministratori di Alcoa per decidere il futuro dei due stabilimenti di Portovesme (Sardegna) e Fusina (Veneto) che, l’azienda americana ha deciso di chiudere, avviando le procedure per la cassa integrazione.

Qui sono a rischio circa 2000 posti di lavoro. Il punto cruciale rimane sempre il prezzo dell’energia. Infatti la volontà di chiudere le sedi italiane di Alcoa è la conseguenza della richiesta fatta all’azienda, da parte dell’Unione Europea di restituire allo Stato italiano circa 270 milioni di euro in contributi per l’energia elettrica concessi in violazione della normativa europea.

Nell’incontro il Governo ha garantito l’impegno per una accelerazione in sede comunitaria del dl sulle tariffe elettriche e, ha chiesto con fermezza  ad  Alcoa di non bloccare la produzione fino alla discussione in sede Europea del suddetto decreto. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, avrebbe chiamato personalmente il presidente della Commissione europea,  Barroso, per accelerare l’esame del dl italiano. “Il decreto legge sarà in linea con le norme Ue entro il 22 marzo”, avrebbe poi assicurato Letta, andando così incontro alle pressioni dell’azienda per avere una data precisa per la conversione del testo in legge.

L’impresa, ha chiesto una sospensione momentanea del tavolo per “valutare la situazione” e contattare la casa madre negli Stati Uniti; i lavoratori partiti per Roma che assediano Montecitorio dovranno attendere  il prossimo 8 febbraio per conoscere il loro futuro.

Ma le lotte dei lavoratori di Alcoa non sono le uniche; molte altre aziende minacciano di chiudere e, in molti casi per colpa della crisi ma in altri, per colpa di torbide manovre finanziarie di società senza scrupoli.

Ecco un breve resoconto:

FIAT

A Termini Imerese sono a rischio 1.300 lavoratori, escluso l’indotto dopo che Marchionne ha affermato che la decisione di chiudere lo stabilimento siciliano è “irreversibile” e ciò perché, tale stabilimento non sarebbe “in grado di competere”.

Nelle scorse settimana 13 lavoratori della “DeliveryMail” (azienda dell’indotto Fiat) hanno occupato il tetto del capannone dello stabilimento di Termini Imerese per 10 giorni consecutivi, contro i licenziamenti e la revoca della commessa da parte del Lingotto. Bloccata anche la produzione della Lancia Y poichè operai e mogli dei lavoratori della Delivery Mail hanno impedito l’ingresso dei tir per lo scarico dei pezzi da assemblare.

Il 29 gennaio scorso c’è stato un primo incontro al Ministero dello sviluppo economico al termine del quale la Delivery Mail ha ritirato i licenziamenti concedendo la cassa integrazione in deroga con l’impegno della Regione siciliana a trovare loro una ricollocazione nell’ambito delle soluzioni che saranno trovate per lo stabilimento della Fiat.

Dopo l’incontro di venerdì scorso, la vertenza tornerà sul tavolo di governo,  venerdì 5 febbraio. Nell’attesa, proprio in questa giornata, i lavoratori di tutti gli stabilimenti del gruppo incroceranno le braccia: lo sciopero è stato confermato dai sindacati nonostante l’ultima riunione abbia suggellato la ripresa del dialogo tra le parti e sopratutto abbia fatto riemergere qualche speranza per lo stabilimento di Termini Imerese.

Nel frattempo previste per il mese di febbraio due settimane di cassa integrazione per tutti gli stabilimenti fiat d’Italia.

EUTELIA

Ieri 1 febbraio, si è riaperto il tavolo della trattativa: i sindacati sono tornati  a chiedere il mantenimento delle commesse per il gruppo Omega (ex-Eutelia-Agile) e il pagamento degli stipendi arretrati per tutti i lavoratori che, da oltre 6 mesi non percepiscono alcuna retribuzione. Qui, sono in bilico 3.100 posti. Il 22 febbraio, ci sarà un nuovo incontro che coinvolgerà Regioni, Province ed enti locali interessati alle commesse al gruppo Omega.

PHONEMEDIA

Molto triste è anche la vicenda dei lavoratori “Phonemedia”, azienda leader nell’attività di call center che, tra l’altro, vantava tra i suoi clienti colossi come Tim, Telecom Italia, Wind, Vodafone, HG3 (insomma, il call center che ogni giorno chiamava milioni di italiani per offrire promozioni e tariffe telefoniche o prodotti a buon prezzo).

Colpisce sia per le dimensioni del dramma: settemila lavoratori che non percepiscono lo stipendio da mesi, sia perchè, come il “caso Eutelia” anchela Phonemedia è stata oggetto di manovre finanziarie losche che hanno costituito un intreccio di scatole cinesi che rende molto difficile l’individuazione degli attuali proprietari dell’azienda e quindi, la richiesta degli arretrati e, di un punto di riferimento con cui dialogare per risolvere la situazione.

Infatti anche Phonemedia è stata acquisita da Omega (che ormai tutti conosciamo); si capisce subito che, più che crisi, in questo caso si può parlare di truffa!

In una lettera spedita alla redazione di www.rassegna.it , i lavoratori del call center Trapanese raccontano l’intera faccenda affermano che: “Dal mese di dicembre 2008 le retribuzioni sono state consegnate ai lavoratori in ritardo e in due soluzioni, poi, alla fine di luglio 2009 tutto ha cominciato a precipitare”.

“Pochi giorni dopo la cessione di Phonemedia, il 5 agosto, Sebastiano Liori, rappresentante di Omega ai tavoli istituzionali, si dimette dalle cariche di consigliere di amministrazione di Omnia, un’altra controllata del gruppo.Il 21 agosto, in un comunicato, Omnia Network smentisce il suo ormai ex manager passato ad Omega, affermando che “i progetti delineati” da Liori  presso il tavolo al Ministero per lo Sviluppo economico “sono diversi da quelli che la Società sta perseguendo“. Il 17 settembre Omega/Omnia non si presenta al tavolo del ministero che, in un comunicato stampa,chiede l’immediata soluzione del problema degli stipendi.
Da quel momento i clienti cominciano a non dare più commesse, i fornitori bloccano il servizio logistico, mentre i magazzini restano chiusi. Il 22 settembre, si svolge un nuovo incontro presso il Ministero, a seguito del quale si ottiene che l’azienda paghi lo stipendio di luglio entro il 2 ottobre e le altre spettanze entro il 20 ottobre.

“Il 22 ottobre, Omega avvia senza preavviso una procedura di mobilità per 1.192 lavoratori, dichiarando che “non sono ipotizzabili soluzioni alternative al licenziamento” e che non è praticabile il ricorso alla cassa integrazione. Né a quello dei contratti di solidarietà, nonostante il fatto che, nel maggio 2009, la stessa azienda avesse rifiutato un proseguimento dei contratti di solidarietà in atto sin dall’anno precedente”.

Da quel momento l’azienda ha cessato semplicemente di esistere e i lavoratori continuano a cercare di richiamare l’attenzione sulla loro situazione e chiedono che, come con Agile ex Eutelia almeno anche loro possano essere commissariati.

ERIDIANA – SADAM

Anche i lavoratori dello zucchero sono in agitazione: proprio il 1 febbraio i lavoratori hanno incrociato le braccia per lo sciopero generale del gruppo saccarifero, indetto dai sindacati e accompagnato da un presidio sotto la sede dell’azienda a Bologna. Secondo quanto riferisce la Flai-Cgil, l’azienda sta “‘negando a circa 600 lavoratori la copertura salariale per il 2010”.

ISPRA

Buone notizie per i precari dell’Ispra che già da prima del natale 2009 sono impegnati in una dura lotta per non vedersi negato il loro diritto al lavoro. Il 22 gennaio scorso è stato raggiunto finalmente l’accordo siglato dal ministro Prestigiacomo, dal commissario Ispra e dai rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Anpi e Usi-Rdb . Tra i punti più importanti  il “rinnovo di tutti i contratti a tempo determinato senza soluzione di continuità, nell’ambito della disponibilità economica, motivato dall’incremento imprevisto delle richieste di pensionamento del personale di ruolo”, l’impegno a “continuare ad avvalersi delle collaborazioni coordinate e continuative e degli assegni di ricerca attivi al 31 dicembre 2009 fino al 31 dicembre 2010″,  attivazione di  ulteriori bandi per collaborazioni coordinate e continuative e per assegni di ricerca attivati dopo la data dell’accordo, concorsi pubblici a tempo determinato e indeterminato che saranno banditi nel triennio 2010-2012.

YAMAHA – LESMO

Dopo presidi e lavoratori sui tetti anche la Yamaha, lo scorso 7 gennaio ha raggiunto l’accordo: due anni di cassa integrazione speciale per i 47 operai del settore metalmeccanico e un anno per i 19 dipendenti del settore commerciale. Approvata anche l’offerta della casa giapponese di 11.000 euro di incentivi per ogni dipendente che lascerà volontariamente il lavoro entro i prossimi tre mesi e 8.000 euro per chi sfrutterà per intero il periodo di cassa integrazione.

Ma queste non sono le uniche realtà in lotta nel nostra paese: la “ITTIERRE”, industria tessile molisana che fa capo alla “IT Holding” e che produce marchi prestigiosi è stata commissariata nel 2009 a causa della pesante esposizione debitoria (circa 1,2 miliardi di euro). Da alcuni mesi è scattata la cassa integrazione a rotazione per i 1.200 dipendenti, mentre il piano di rilancio messo a punto dai commissari straordinari prevede oltre 500 licenziamenti e la vendita dei marchi Malo e Ferre’.

E’ di ieri la notizia (riportata su rainews 24)  di otto lavoratori del porto di Gioia Tauro che hanno occupato per protesta una delle 22 gru presenti nello scalo calabrese.

La protesta e’ stata decisa dopo la sospensione delle relazioni sindacali che erano riprese nella sede di Assindustria di Reggio Calabria per discutere delll’attivazione delle procedure per la messa in cassa integrazione ordinaria di 400 lavoratori. Secondo il sindacato, “non e’ con la cassa integrazione che si risolvono i problemi ma con interventi strutturali negli hub di transhipment”. Per questa ragione le parti hanno abbandonato il tavolo ed i sindacati hanno proclamato lo sciopero.

E non solo, infiniti altri casi di dure lotte per il lavoro (di imprese grandi e piccole) sono in atto nel nostro bel paese: la situazione è molto difficile per non dire allucinante; che che ne dica Brunetta tutti abbiamo diritto ad un lavoro che quantomeno ci assicuri un minimo di dignità e, finchè non sarà realizzato tale presupposto, le lotte continueranno, si che continueranno!

3 Febbraio 2010

articolo originale :

http://www.lavoroediritti.com/2010/02/futuro-ancora-incerto-per-alcoa-ma-a-che-punto-sono-le-lotte-dei-lavoratori/


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26 gennaio 2011 - Posted by | Articoli, Economia, Lavoro | , , , , , , , , , , ,

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