Casalieri's Blog

Adesso anche il blog !!!

Fallimento Savona Calcio, dopo Pesce indagato anche Fabrizio Oggianu

Savona – Entrambi devono rispondere di bancarotta fraudolenta

Si arricchisce di un nuovo capitolo l’inchiesta sul fallimento del Savona Calcio. La Procura della Repubblica dopo aver indagato l’ex presidente Andrea Pesce ha iscritto nel fascicolo anche Fabrizio Oggianu. Entrambi devono rispondere di bancarotta fraudolenta dopo il fallimento della società che avvenuto poco prima di Natale. A cercare di capire come e dove sono distratti eventuali beni della società calcistica savonese è la guardia di finanza che ha già passato al setaccio numerosa documentazione anche bancaria.

scritto da Fonte RSVN.it

28 giugno 2012 Posted by | Lavoro | , , , , , , , | 1 commento

Savona calcio, indagato Pesce

IL CRAC DELLA SOCIETÀ 21 febbraio 2012

Andrea Pesce

Andrea Pesce
ARTICOLI CORRELATI

Savona – Andrea Pesce l’ex presidente del Savona calcio e presidente del consiglio d’amministrazione della spa che gestiva il club biancoblù, è stato iscritto nel registro degli indagati. Per lui l’accusa è di bancarotta fraudolenta in seguito al fallimento dichiarato il 22 dicembre scorso su istanza in proprio e della procura. Le ipotesi su cui sta lavorando la procura sono la distrazione di beni, ma anche la bancarotta documentale.

Un passo scontato visto che fino all’agosto scorso l’imprenditore genovese (fondatore della Transitalia e amministratore delegato fino all’estate scorsa dell Sti) è rimasto in carica al vertice del club calcistico cittadino e in tale veste responsabile di quanto accaduto, ma da qualche giorno c’è anche l’ufficialità di un’inchiesta che da modello 45 è passata a «noti».

Toccherà adesso alla coppia di sostituti procuratori Danilo Ceccarelli e Ubaldo Pelosi portare avanti un lavoro che si annuncia particolarmente complicato e ricco di sfaccettature. Nei giorni scorsi, infatti, gli uomini della polizia tributaria della Guardia di Finanza hanno depositato al sesto piano del tribunale la prima relazione d’indagine che ha rappresentato anche la prima notizia di reato da cui partire.

E nel mirino dei finanzieri sono finiti molteplici aspetti della vita societaria dell’ultimo anno. A cominciare dalla gestione del finanziamento ottenuto dalla cassa depositi e prestiti per la realizzazione del campetto in erba sintetico nell’avanstadio lato mare dello stadio Bacigalupo e finito per pagare gli stipendi dei giocatori e non la ditta (Arcadia) che ha realizzato l’impianto. Senza dimenticare che il Savona non ha poi pagato la prima rata del mutuo che è finita sul groppone delle casse comunali. L’amministrazione Berruti, socia di minoranza e in consiglio con l’assessoreLuca Martino, aveva infatti garantito la copertura con una fideiussione bancaria.

Tra gli altri buchi neri da valutare ci sono poi le spese caricate a bilancio della società sportiva e invece facenti riferimento al Bacigalupo village allestito allo stadio di Legino la scorsa estate. Tra queste uscite anche alcuni biglietti aerei da e per il Brasile utilizzati da una collaboratrice della società romana facente capo a Fabiano Santacroce, anche lui membro del consiglio d’amministrazione.

Insomma i nodi dolenti della vigilia, quelli che hanno scatenato le polemiche pre fallimentari, sono venuti al pettine, ma il pentolone biancoblù rischia di riservare ben altri colpi di scena. E se l’iscrizione del registro degli indagati di Andrea Pesce era attesa, la finanza savonese sta facendo le pulci su tutta la documentazione inerente anche la gestione dei calciatori. Ci sono infatti parecchi assegni protestati da ex giocatori che avevano ricevuto il titolo a pagamento degli stipendi in nero e sul conto della società, ma anche vendite in contanti di calciatori.

Tra i tanti filoni d’indagine portati avanti dai magistrati e dalla polizia giudiziaria c’è anche quello della presenza negli ultimi tre anni di eventuali amministratori di fatto del club che possano aver agito al posto del presidente.

Leggi l’articolo completo: Il crac della società – Savona calcio, indagato Pesce | Liguria | Savona | Il SecoloXIX

28 giugno 2012 Posted by | Lavoro | , , , , , , , , , , | 1 commento

Chiude il gruppo Sti, 234 licenziamenti: sciopero a Bologna e Caorso


Sono 234 i dipendenti delle 5 unità produttive del gruppo Sti (che si occupa di indotto del sistema bancario con sedi a Roma, Milano, Genova, Bologna e Caorso, in provincia di Piacenza) che nella mattinata di lunedì 5 marzo, poco dopo essere arrivati sul posto di lavoro, hanno ricevuto via fax la comunicazione della chiusura e della conseguente messa in liquidazione della società a partire dal prossimo lunedì 12 marzo.

Con solo una settimana di anticipo, dunque, i tanti dipendenti sparsi per tutta Italia si sono visti di fatto licenziare per cessazione di attività produttiva a causa – come sostiene l’azienda – di “una pesante contrazione dei ricavi e un irreversibile aggravarsi della situazione finanziaria”. L’azienda, oltretutto, ha già fatto richiesta per la cassa integrazione straordinaria. Per questo motivo i lavoratori del gruppo hanno subito proclamato uno sciopero a oltranza in attesa del sì della proprietà all’incontro richiesto dai sindacati.

La storia di Sti, per altro, è quantomeno singolare: negli ultimi tre anni, infatti, i dipendenti sono stati licenziati e poi riassunti da 4 società, due delle quali hanno visto un’amministratrice delegata e un liquidatore scomparire con la cassa. A Bologna, in particolare, i principali clienti di Sti sono stati diversi istituti di credito come Unicredit, Credem, Banca di Imola, Banca di Romagna, Popolare del Lazio, Popolare Fondi, Banca di Bologna, Cariparma, Popolare di Ragusa, Unipol e le casse di risparmio di Ravenna, Cesena, Rimini, San Miniato e Fermo.

Non clienti diretti ma di un consorzio, Cse Caricese, con sede a San Lazzaro (provincia di Bologna) “costituito – secondo la sindacalista Luana Rocchi della Fiom-Cgil di Bologna – probabilmente dallo stesso sistema bancario per svolgere l’attività di intermediazione tra banche e società committenti”. Le attività della sede felsinea Sti “sono quelle – sempre secondo la Rocchi – che le banche preferiscono esternalizzare per ridurre i propri costi, conferendole a società che non applicano contratti nazionali di lavoro del sistema bancario ma di altri settori meno costosi o in alternativa per i più spericolati anche partite Iva”.

articolo originale :
http://www.24emilia.com/Sezione.jsp?idSezione=34649

28 giugno 2012 Posted by | Lavoro | , , , , , , , , | 2 commenti