Casalieri's Blog

Adesso anche il blog !!!

Lavoratrici SERIN : verso la fine della cassa integrazione straordinaria

Ho appena guardato il Tirreno e in prima pagina sulla cronaca di Pistoia mega titolone “Un migliaio di lavoratori a rischio”……

ma guarda o che se ne sono accorti anche loro ??????

Noi della Ser.In eravamo quarantasette,poi Ser.In…..io mi sento ancora Cetom, la cara vecchia Cetom che ha dato lavoro a tanta gente, i cui titolari erano “persone” vere non fantasmi come quelli che si sono avvicendati poi, alla guida della nostra azienda. Si perchè è sempre stata molto più nostra che loro, loro se ne sono sempre fregati, era loro per i pagamenti degli stipendi ma per il resto era roba nostra. Poi piano piano hanno deciso che la Cetom doveva sparire….prima ci ha provato Leggiero,poi i titolari della Selda e infine i fantasmi della Ser.In. Siamo giunti alla fine del gioco, dopo 25 anni, game over !!!!

Arriva la mobilità….sempre che arrivi perchè uno dei delinquenti che , perlomeno sulla carta, risulta essere il proprietario è a Santo Domingo con la sua signora(invischiata anche lei nelle visure camerali),l’altro, il socio occulto se Dio vuole è in galera.

Ma chi ce le darà le lettere di licenziamento, chi ci metterà in mobilità?  Pare ci voglia un modulo,in invio telematico,Unilav, che l’azienda(che non c’è più e non è rappresentata da nessuno)dovrebbe mandare ai Centri per l’Impiego, per accedere alla mobilità RETRIBUITA, altrimenti niente SGHEI……già così il bilancio mensile si chiude in rosso….e i mutui ? E i figli? Che culo che ho un ragazzino disabile, perlomeno ho l’accompagnamento….

Ma guarda te anche alla cgil si sono accorti che scade la cassaintegrazione….eh, la fiducia nei sindacati è a picco, in giù ovviamente.

SERIN: quasi tutte donne, quasi tutte  sopra i 40, con famiglia, con figli….INSOMMA UNO SCARTO,una rottura di coglioni.

Alle novelle non ci crediamo più, è un pezzo…….dato che anche chi fa i miracoli sembra in MOBILITA’ speriamo in qualche conoscenza……la fortuna sarebbe stata avere 15 o 16 anni, una quinta di reggiseno e allora ci sarebbe stato  il posto assicurato , anche in parlamento.

Povera Italia, povera gente. Poveri noi. Per diventare moderni si torna indietro(vedi i contratti di lavoro) per avere un sogno si votano i supermanager……ma il sogno lo vivono loro, noi sempre nella merda .

Non avremmo preteso di essere sempre al centro dell’attenzione ma neanche di scomparire così,in un batter di mani.

Alcuni settori erano veramente in crisi, altri hanno approfittato per togliersi dai piedi i DIPENDENTI,i vecchi dipendenti con tutti i diritti, tutte le festività, ferie, mutua. Che grandi, che uomini, quelli si che sono imprenditori…….

Se per le 47 persone della Ser.In si contano i mutui ,abbiamo davanti un centinaio di anni di pagamenti….che bellezza, perlomeno un progetto ce lo abbiamo.

Avremmo potuto accedere anche noi alla cassa integrazione in deroga,alcune sarebbero arrivate perlomeno alla pensione,invece niente; non ce la meritiamo. Perchè ? Perchè la cassa in deroga la chiede l’azienda e l’azienda è scomparsa……….le comiche sono niente riguardo alla nostra storia . <span> </span>Quel mafioso del consulente ha smesso di inviare gli SR41 ,quindi fosse stato per lui non avremmo riscosso più nemmeno la cassaintegrazione…..ci siamo fatte un discreto culo per rimettere in moto qualcosa e meno male che qualcuno con le palle, al posto giusto c’è, qualcuno a cui interessano le “persone” non le tessere dei partiti,dei sindacati eccetera.

Insomma sembrava ieri ed è già passato quasi un anno. ………………………………. e DOPO????

Spero che oltre ai titoloni sul giornale ci sia qualche fatto concreto.

 

Annalisa Paolieri

Articolo originale su FACEBOOK

http://www.facebook.com/note.php?note_id=186247671398901&id=100000916604245

25 gennaio 2011 Posted by | Articoli, Famiglia, Lavoro | , , , , , , , , , , , , , , , , , | 1 commento

Occupazione uffici della Carlo Colombo S.P.A. da parte dei cassaintegrati

Oggi lunedì 29 marzo 2010 i lavoratori in cassaintegrazione della Carlo Colombo Spa hanno occupato gli uffici della sede centrale di Milano, in via B.Crespi 17, per protestare contro l’atteggiamento di totale chiusura dell’Azienda riguardo agli accordi presi in tema di ricollocazione degli esuberi, prepensionamenti ecc.
I lavoratori sono decisi a mantenere l’occupazione finché l’Azienda non darà delle serie garanzie di voler rispettare gli accordi presi più di un anno fa con i lavoratori e il sindacato.

La Carlo Colombo S.p.A. è una società produttrice di trafilati e piatti in rame. Nel gennaio 2009 attiva una procedura di mobilità per 81 lavoratori nella sede di Agrate Brianza con conseguente chiusura del sito. Con accordo firmato dinanzi al Ministero del lavoro si impegna al mantenimento in CIGS per due anni (verbale di accordo sindacale dell’ottobre 2008).
Ad ottobre 2009 la Confindustria comunica che non ci sono le condizioni per la concessione del secondo anno di CIGS perché non si è raggiunto il target. Gli esuberi non sono stati ben gestiti. Tale compito spettava alla Carlo Colombo, che se ne lava le mani e la soluzione è 77 lavoratori in mobilità! Dopo le proteste dei lavoratori, la Regione concede per il 2010 la Cassa Integrazione in deroga, ossia l’Azienda scarica sulla collettività i costi che si era impegnata a versare lei.
La Carlo Colombo produce componenti in rame che nel nostro paese non certo si può definire un mercato in crisi, però preferisce chiudere il sito di Agrate e spostare la produzione altrove per massimizzare i suoi profitti. I soggetti pubblici che hanno supervisionato l’accordo e gli enti preposti al monitoraggio dell’industrializzazione e dei livelli occupazionali cosa fanno? Nulla, stanno a guardare altre 77 famiglie che resteranno senza mezzi di sostentamento.
I lavoratori decidono di entrare in uno stato di agitazione permanente. Abbiamo fatto due manifestazioni a Milano sotto gli uffici della ditta, siamo andati alla Regione, alla Provincia, al Comune di Agrate, abbiamo fatto un picchettaggio ai cancelli dell’altro stabilimento della Colombo, a Pizzighettone, ma l’Azienda continua a rimanere indifferente agli impegni presi.

Per questo, se l’Azienda non si interessa di ricollocarci presso altre aziende come si era impegnata a fare, abbiamo deciso di ricollocarci noi nei suoi uffici, a tempo indeterminato.

Milano 29 Marzo 2010

IL video relativo   http://www.youtube.com/watch?v=ljCGnaAPCX8

articolo originale :

http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o17222

30 marzo 2010 Posted by | Articoli, Lavoro | , , , , , , , , | 2 commenti

Gli operai si incatenano all’azienda

Accordi non rispettati, cassa integrazione non pagata: sale la tensione tra i 40 dipendenti dell’azienda di installazioni telefoniche

MASSA. Chi sale sulle gru, chi si barrica sui tetti della fabbrica. Chi si incatena ai cancelli dell’azienda. Come i lavoratori della Ciet di Massa, diventati per un giorno prigionieri della loro azienda, che forse li lascerà a casa, che forse chiuderà.

In dodici si sono stretti i polsi nelle catene che poi hanno assicurato alle inferriate del cancello di ingresso. Una protesta eclatante, che si aggiunge alle tante che si moltiplicano dal nord al sud del paese, piena di iniziative “da prima pagina” di lavoratori che rischiano la disoccupazione.

Mentre i dipendenti Ciet attuavano la loro manifestazione, a pochi chilometri di distanza, a Marina di Carrara, si svolgeva un’altra protesta: quella degli operai del cantiere navale Nca, che hanno osservato due ore di sciopero e optato per un più tradizionale blocco della strada davanti ai cantieri.
La vertenza Ciet riguarda oltre 40 tecnici e operai della sede di via Dorsale di questa azienda di installazioni telefoniche (Telecom è la sua principale committente) che ha cantieri su tutto il territorio nazionale e che ha avviato una pesante ristrutturazione che prevede anche la chiusura della sede massese.

In virtù di una mediazione davanti al ministero del Lavoro, sindacati e azienda avevano concordato il ricorso alla cassa integrazione a rotazione per tutti i lavoratori. Cgil, Cisl e Uil contestano però che quell’accordo non viene rispettato da Ciet e che la rotazione della cassa integrazione non avviene.
Peggio: i lavoratori non ricevono, ormai da maggio, nè l’accredito degli stipendi nè quello dei contributi pensionistici sul fondo Cometa al quale sono iscritti. In sostanza, ogni mese nelle buste paaga, quando ve ne sono, arrivano indicazioni relative a trattenute che dovrebbero essere versate sul fondo citato, ma delle quelli non risulta neppure un reale accredito. E non è ancora tutto: per evitare, ovviamente, il pagamento dei contributi per la mobilità, l’azienda stessa sta inducendo molti dipendenti al licenziamento volontario.

Da qui lo sciopero di 8 che ha fermato ieri l’attività della sede e l’incatenamento simbolico degli operai.
«Il ministero non sta rispettando un accordo dello scorso maggio – dice Fabrizio Scatena della Rsu – e nonostante i sindacati locali si siano interessati alla cosa non vi sono state risposte, e a fine mese gli stipendi non arrivano». La protesta potrebbe essere ripetuta anche oggi, mentre arriva la conferma dopo l’incontro con l’azienda avvenuto ad Arezzo per discutere della vertenza nazionale Ciet, che l’azienda è intenzionata a chiudere il cantiere massese, nonostante gli accordi prevedessero che nel periodo di Cigs (cassa integrazione speciale) nessun centro operativo venisse dismesso.

I lavoratori hanno ricevuto la visita di solidarietà del sindaco Roberto Pucci il quale ha promesso che chiederà un incontro a latere sulla vertenza Ciet a margine delle trattative su Nca e re-industrializzazione di Eaton.

2 ottobre 2009 Posted by | Articoli, Economia, Lavoro | , , , , , , , , , , , , , | 1 commento