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Call center in crisi un tavolo per sperare

I 36 lavoratori del Florence Business and Work di Terranuova Bracciolini hanno ricevuto prima delle ferie la lettera in cui si annuncia la chiusura

Call center in crisi un tavolo per sperare

Tavolo di crisi per poter sperare che si sia una strada possibile e diversa rispetto alla chiusura del call center di Terranuova Bracciolini (Arezzo), gestito dall’azienda “Florence Business and Work”. Il centro in Valdarno, occupa 36 lavoratori tutti tra i 20 e i 30 anni. Dietro richiesta dei sindacati la Regione Toscana ha deciso di convocare il tavolo per venerdì mattina 7 settembre, l’incontro è fissato presso la segreteria dell’assessore Simoncini. I dipendenti, tutti con contratto a progetto, nel luglio scorso ricevettero una lettera dove la dirigenza li informava che a settembre, per crisi economica, il centro non avrebbe riaperto.
Sindacati e lavoratori ritengono la chiusura “incomprensibile, dal momento che – dicono – le commesse ci sono e garantirebbero lavoro per tutti”.

(03 settembre 2012)

8 settembre 2012 Posted by | Economia, Lavoro | , , , , , , | 1 commento

L’amaro addio delle 47 della Ser.In

CRISI

“È finita!!! Non ci dimenticate. Grazie”. È un grazie in parte ironico e amareggiato. I destinatari afferreranno al volo il messaggio. Per le ragazze della Ser.In ieri era l’ultimo giorno di attività. Dal 31 marzo la ditta di servizi informatici e back office bancario ha cessato di esistere.

 

di Tiziana Gori

Le dipendenti della Ser.In si sono ritrovate ieri per l’ultimo saluto davanti alla sede della loro ormai ex azienda a Sant’Agostino chiedendo di non essere dimenticate dopo la chiusura dell’attività

PISTOIA. “È finita!!! Non ci dimenticate. Grazie”. È un grazie in parte ironico e amareggiato. I destinatari afferreranno al volo il messaggio. Per le ragazze della Ser.In ieri era l’ultimo giorno di attività. Dal 31 marzo la ditta di servizi informatici e back office bancario ha cessato di esistere.

I 47 dipendenti sono in cassa integrazione straordinaria a zero ore per un anno. Nessuno di loro è riuscito a trovare un lavoro altrove. Ieri mattina le lavoratrici – non ce ne vogliano i 3 uomini della Ser.In, ma anche in questa ditta la compenente femminile era maggioritaria – si sono date appuntamento alla sede di Sant’Agostino, in via Galvani. «Vogliamo festeggiare con un brindisi d’addio», spiega Annalisa Paolieri, impiegata alla ex Cetom dal 1987.

Alla base della chiusura della Ser.In ci sarebbe la perdita di ordinativi. Ma su questo punto le lavoratrici hanno molto da obiettare, e l’hanno fatto inviando una lettera al neo governatore della Regione Enrico Rossi. «Confidiamo in lei, nella sua voglia di fare, nell’impegno che ha preso con gli elettori affinché non ci dimentichi e non ci faccia dimenticare dal mondo lavorativo pistoiese».

La Ser.In era un’azienda dalle radici solide. Nata ad Agliana nel 1976 come Cetom, fondata da Danio Carlesi e Alfredo Pasquinelli, ha avuto per molti anni lavoro da istituti di credito a livello nazionale e aziende private.
«Le difficoltà – spiegano Annalisa Paolieri e Maria Teresa Dolfi, rsa Cgil – sono nate con la cessione dell’attività da parte di Danesi e Pasquinelli a Salvatore Leggiero, nel 2003. Siamo stati acquisiti da Answers Group, e da lì è iniziato il declino».

Un’altra cessione, nel 2005, quando diventa Selda srl, con Walter Sugoni direttore. E nel luglio 2008 di nuovo un cambio di nome, l’ultimo: Ser.In srl. «Le prime voci di crisi – spiega Tania Biondi, operatrice con 18 anni di esperienza nel settore dell’inserimento dati – sono iniziate a febbraio del 2009. Ad agosto il sindacato ha ricevuto una lettera da parte dell’azienda che annunciava la messa in mobilità di tutto il personale».
Un tira e molla estenuante di trattative, fino a ieri. Il giorno in cui Ser.In a Pistoia ha smesso definitivamente di esistere.

A poche centinaia di metri dal punto in cui le lavoratrici Ser.In posano con uno striscione di carta davanti al fotografo, i dipendenti Call & Call (ex Answers) lavorano ai loro terminali. Due storie dal finale opposto. In mezzo, persone che comunque devono mantenere famiglie e vogliono credere di poter continuare a dare qualcosa, a se stesse e agli altri. «Ho due figli – dice Alessandra Iafrate, con la figlia di 6 mesi, Ambra, in braccio – Mio marito lavorava nel tessile. La sua azienda ha chiuso a luglio. Stiamo andando avanti grazie alla disoccupazione e ai nostri genitori».

«Io e mia moglie siamo l’unica coppia della Ser.In – spiega Alessandro Lunardi – Abbiamo una figlia di 6 anni. Adesso siamo senza lavoro tutti e due».

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01 aprile 2010

28 giugno 2012 Posted by | Lavoro | , , , , , , , , | 1 commento

PHONEMEDIA CZ – – – MAIL BOMBING ALLE ISTITUZIONI CENTRALI E LOCALI E TRASMISSIONI TELEVISIVE.

Oggetto: Vertenza Phonemedia Catanzaro.

 

Testo:

Buona Sera,

sono una ex-lavoratrice del gruppo Phonemedia ed in questa mail rappresento gli oltre 1500 ex dipendenti del Gruppo Phonemedia di Catanzaro.

Mi pare opportuno fare una piccola premessa per rinfrescare un po’ la memoria sulla Vertenza Phonemedia:

– L’inizio della Truffa da 60 milioni di euro—-> Tutto ebbe inizio grazie all’opera di Fabrizio Cazzago, un geometra cinquantenne (nato a Varese) che inizia negli anni 90’ a gestire due negozi affiliati a Tim e poi sull’onda del boom del telemarketing diviene titolare di una dozzina di call center da Novara a Casalecchio di Reno, da Bari a Catanzaro a Vibo fino a Trapani, con 6.600 dipendenti fissi, fondi regionali per la formazione e fondi europei per la produzione.

– Creazione Gruppo Raf (di cui Phonemedia rappresenta il marchio) —>che tra finanziamenti pubblici a pioggia ed agganci nei palazzi che contano si allarga a dismisura. Il business di Phonemedia è rappresentato soprattutto dalla formazione.

Nel sito di Catanzaro, ad esempio, l’ingente guadagno proviene dai finanziamenti per l’assunzione dei lavoratori svantaggiati e da progetti regionali per la formazione, erogati senza che nessuno vigilasse sul loro effettivo utilizzo.

Solo nel 2008 per 680 lavoratori a Catanzaro e 170 a Vibo entrano nelle casse della società novarese ben undici milioni di euro. Vengono organizzati decine di corsi fittizi, per i quali risultano giustificativi di spese mai sostenute, pagamenti falsi a supervisori per ore di tutoraggio mai effettuate. Phonemedia risulta essere così non un’azienda che sta in piedi sul lavoro vero e sull’occupazione reale ma un “mostro” che si nutre di speculazione, di clientele, di truffe. In cui l’uso di soldi pubblici investiti non è occasione di un sano investimento occupazionale ma un bottino allettante utilizzato per la speculazione di pochi. La speculazione di “prenditori” che hanno razziato milioni per poi cedere tutto ad un gruppo di noti bancarottieri.

– 2009 —>All’improvviso Cazzago vende a zero euro la holding del Gruppo Phonemedia ad Omega, una delle tante società fantasma controllate da Sebastiano Liori, facente capo a Eutelia della famiglia Landi di Arezzo. Da quel momento inizia l’odissea dei quasi 2000 lavoratori che percepiscono l’ultimo salario nell’estate del 2009 dopo svariati incontri al ministero dello Sviluppo Economico ed un paio di incontri alla Presidenza del Consiglio.

– Fine 2009 —> la Slc Cgil Calabria lancia la raccolta delle firme per dichiarare insolvente l’azienda e puntare al commissariamento.

– 17 marzo 2010 —-> Finalmente arriva il commissariamento ed in seguito viene firmato l’accordo per la concessione della cassa integrazione in deroga, prorogata in un secondo momento fino al 31 dicembre 2011.

– Il 27 settembre 2011 —–> Apertura della procedura di licenziamento per tutti i dipendenti delle sedi meridionali del gruppo Phonemedia. Quelle del nord erano già in procedura di fallimento

tanto che Cazzago viene iscritto dalla Procura di Novara nel registro degli indagati per bancarotta fraudolenta insieme al suo successore Claudio Marcello Massa. Intanto, la call center connection porta alla sbarra a Catania Ernesto Traverso ed Ermanno Gasparro, vecchie conoscenze di Cazzago. Accusati di aver orchestrato la truffa da 60 milioni.

Con tale doverosa premessa, con la presente mail si chiede, alla luce dei nuovi eventi emersi, un immediato intervento e sostegno a favore di questi lavoratori da parte di questo ente.

 

1567 EX LAVORATORI PHONEMEDIA CHE DAL PRIMO GENNAIO SONO SENZA LAVORO E UN REDDITO CON CUI SOPRAVVIVERE.

Attendiamo fiduciosi una repentina risposta e cogliamo l’occasione per porgere cordiali saluti.

 

http://www.facebook.com/notes/alessandra-sacco/phonemedia-cz-mail-bombing-alle-istituzioni-centrali-e-locali-e-trasmissioni-tel/328890837127116

27 novembre 2011 Posted by | Articoli, Economia, Lavoro | , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento