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SerIn, c’è un’offerta per 15 dipendenti: le lavoratrici rifiutano

La protesta: «A queste condizioni non ci stiamo. E ci sentiamo beffate sulla mobilità»

Pistoia, 12 febbraio 2010 – Entra nell’agonia degli ultimi giorni, la vicenda della SerIn. Per il momento, l’unica alternativa al licenziamento in blocco dei 47 dipendenti dell’azienda di inserimento dati di Sant’Agostino (di cui 43 donne) previsto per i primi di marzo, è rappresentata dall’offerta di un gruppo con sede operativa all’Osmannoro.

I delegati della nuova società hanno ufficializzato la loro offerta martedì scorso, nel corso di un incontro con gli addetti che ne adesso svelano alcuni dettagli. Il piano prevede 2 mila e 500 ore lavorative mensili tali da impiegare 10-15 persone a fronte delle 47 attuali. I responsabili della nuova società preferirebbero impiegare personale a full-time, anche se non si esclude l’inserimento di alcuni degli attuali 18 part-time. Con una riduzione generalizzata dell’orario di lavoro si potrebbe arrivare ad occupare un massimo di 20 persone per la copertura delle 2 mila 500 ore lavorative che interessano il nuovo gruppo, ma i dipendenti rifiutano ogni ipotesi che non permetta il salvataggio di tutti i posti. «Mantenere 10 o 15 posti su 47 non è neanche lontanamente vicino ad una soluzione ottimale del problema», dicono le lavoratrici che da mesi protestano contro i licenziamenti.

Il gruppo Adecco-SerIn ha deciso di chiudere gli uffici pistoiesi malgrado l’esistenza di carichi di lavoro tali da consentire il mantenimento delle attività e da allora le brutte notizie si ripetono senza sosta. «Abbiamo interpellato tutte le istituzioni preposte — continuano le lavoratrici — ma fino ad ora una soluzione valida non ci è stata presentata da nessuno. Anzi, proprio in queste ore abbiamo saputo che il periodo di mobilità che ci spetterà non è quello che ci aspettavamo». Le dipendenti ricordano che formalmente la SerIn esiste soltanto dal luglio 2008, ma le sue attività sono state avviate in totale continuità con la società fino ad allora esistente, la Selda.

«A causa di questi passaggi — spiegano le donne della SerIn — chi di noi ha più di 50 anni usufruirà di un anno e mezzo di mobilità invece di 3, e a chi ha superato i 40 anni, saranno invece riconosciuti un anno e mezzo invece di due. Ma hanno sempre ragione le aziende? A loro tutto è permesso? Abbiamo una professionalità acquisita con anni e anni di esperienza. Abbiamo voglia di fare, volete darci una mano a trovare una soluzione per tutte le donne che vogliono solo lavorare?», si alza forte la domanda dalla SerIn.

articolo originale :

http://lanazione.ilsole24ore.com/pistoia/cronaca/2010/02/12/292134-serin_offerta.shtml

16 febbraio 2010 Posted by | Articoli, Lavoro | , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Incontro Golden lady-Sindacati del 4 febbraio

Giovedì 4 febbraio presso la sede di Confindustria di Ravenna, avrà luogo l’
incontro tra la proprietà “Golden Lady” e i sindacati.
La speranza è che ne vengano novità positive, rispetto al precedente in
cui era stata dichiarata la chiusura definitiva dello stabilimento. Un’eventuale chiusura e basta significherebbe non solo
la sconfitta delle lavoratrici OMSA, ma segnerebbe pesantemente la storia italiana del lavoro delle donne, sempre prime ad essere espulse dal mercato del lavoro, in tempi di crisi.
Si parla tanto di violenza nei confronti delle donne, limitandosi alla
violenza sessuale, ma questa pure è violenza sulla persona delle donne, che rappresentano comunque, nella nostra società, la parte debole e quella che paga per tutti, restando priva di autonomia e in balia del potere maschile.
Qui lo stabilimento chiude non per l’impossibilità a produrre o per
scarsità della domanda di mercato; qui si chiude bottega alla ricerca di altro profitto ancora, attraverso la spasmodica ricerca di manodopera a basso costo in Serbia, come se non ci fosse limite al profitto che si può trarre dai propri beni, come se la proprietà dell’OMSA dovesse vivere in eterno.
Ed in Serbia, anche in Serbia, verranno sfruttate altre persone, forse
altre donne, che verranno sottopagate, a parità di lavoro con le lavoratrici
italiane, comunque sfruttate.
Deve esserci un limite oltre il quale anche agli imprenditori non sia
consentito andare e, benché non lo determini la legge, quel limite si
chiama “pudore”, di cui questa razza di padroni non conosce il senso.

Patrizio e Raffaella

articolo originale da facebook :

http://www.facebook.com/inbox/?ref=mb#/inbox/?folder=[fb]messages&page=1&tid=1283081208909

2 febbraio 2010 Posted by | Articoli, Economia, Lavoro | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Un 2010 nero per il lavoro la crisi in Toscana va avanti

La crisi non è finita. Dalle prime previsioni che circolano in ambienti imprenditoriali e sindacali in vista ci sono ancora migliaia di licenziamenti e un forte ricorso alla cassa integrazione

di Anna Cecchini

Oltre ventimila toscani potrebbero perdere il posto di lavoro nel 2010, quello che tutti prospettano come il primo anno post recessione. Invece la crisi non è finita, o almeno la progressiva uscita dalla recessione potrebbe non essere così veloce e indolore.

Dalle prime previsioni che circolano in ambienti imprenditoriali e sindacali, elaborate comparando le stime dei licenziamenti fatti nel 2009 con l’andamento del mercato del lavoro nelle prime settimane del nuovo anno, all’orizzonte ci sono migliaia di licenziamenti e un forte ricorso alla cassa integrazione.

Se l’Irpet ha stabilito che per il 2009 il saldo occupazionale ha segnato almeno 30mila unità in meno, quest’anno non andrà poi così meglio. Si calcola infatti che nel 2010 oltre 20mila cittadini toscani perderanno il lavoro. Ma non è tutto, perché il percorso che dovrebbe portare la Toscana fuori dalla crisi potrebbe essere ancora più doloroso.

Ai ventimila nuovi disoccupati si potrebbe aggiungere un altro folto gruppo, tra le seimila e le ottomila persone, legato al mancato rinnovo degli ammortizzatori sociali. Si tratta di lavoratori toscani che adesso usufruiscono della cassa integrazione e che, qualora la cig ordinaria o straordinaria non venisse rinnovata, diventerebbero immediatamente disoccupati. I conti sono presto fatti, nel 2010 circa 28mila persone potrebbero perdere il lavoro.

Una cifra di poco inferiore ai trentamila nuovi disoccupati registrati nel 2009, l’annus horribilis dell’economia mondiale. Altro che fine della recessione, al limite si può parlare di crisi stazionaria. A parte le possibili previsioni sulla situazione occupazionale del 2010, a dare il senso di come la crisi si sia abbattuta sul Granducato sono i numeri relativi all’anno appena trascorso. Nel 2009 il Granducato è stato messo in ginocchio

Trentamila persone hanno perso il lavoro, e, secondo i dati dell’u ltimo rapporto della Cgil sull’economia in Toscana, novantamila sono state interessate da misure di cassa integrazione, mentre quasi 1.800 aziende sono state costrette a cessare l’attività o comunque a ridurre la produttività. Le cifre chiariscono infine che la crisi ha coinvolto, su diversi piani, circa 150mila persone, oltre 38mila delle quali sono precari che non hanno visto rinnovare i loro contratti di lavoro.

articolo originale :

http://iltirreno.gelocal.it/dettaglio/un-2010-nero-per-il-lavoro-la-crisi-in-toscana-va-avanti/1838752

25 gennaio 2010 Posted by | Articoli, Lavoro | , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento