Casalieri's Blog

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Incontro Golden lady-Sindacati del 4 febbraio

Giovedì 4 febbraio presso la sede di Confindustria di Ravenna, avrà luogo l’
incontro tra la proprietà “Golden Lady” e i sindacati.
La speranza è che ne vengano novità positive, rispetto al precedente in
cui era stata dichiarata la chiusura definitiva dello stabilimento. Un’eventuale chiusura e basta significherebbe non solo
la sconfitta delle lavoratrici OMSA, ma segnerebbe pesantemente la storia italiana del lavoro delle donne, sempre prime ad essere espulse dal mercato del lavoro, in tempi di crisi.
Si parla tanto di violenza nei confronti delle donne, limitandosi alla
violenza sessuale, ma questa pure è violenza sulla persona delle donne, che rappresentano comunque, nella nostra società, la parte debole e quella che paga per tutti, restando priva di autonomia e in balia del potere maschile.
Qui lo stabilimento chiude non per l’impossibilità a produrre o per
scarsità della domanda di mercato; qui si chiude bottega alla ricerca di altro profitto ancora, attraverso la spasmodica ricerca di manodopera a basso costo in Serbia, come se non ci fosse limite al profitto che si può trarre dai propri beni, come se la proprietà dell’OMSA dovesse vivere in eterno.
Ed in Serbia, anche in Serbia, verranno sfruttate altre persone, forse
altre donne, che verranno sottopagate, a parità di lavoro con le lavoratrici
italiane, comunque sfruttate.
Deve esserci un limite oltre il quale anche agli imprenditori non sia
consentito andare e, benché non lo determini la legge, quel limite si
chiama “pudore”, di cui questa razza di padroni non conosce il senso.

Patrizio e Raffaella

articolo originale da facebook :

http://www.facebook.com/inbox/?ref=mb#/inbox/?folder=[fb]messages&page=1&tid=1283081208909

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2 febbraio 2010 Posted by | Articoli, Economia, Lavoro | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Omsa Faenza: 320 lavoratrici rischiano il posto.

Padron Grassi vuole delocalizzare dove il lavoro costa… niente!

Il link dell’articolo originale : http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o16638

Padron Grassi e la sua famiglia possiede la OMSA, il prestigioso marchio di calze noto in tutto il mondo: ha fabbriche un po’ ovunque in Italia, oltre che nella “sua” Castiglione delle Stiviere (MN) dove, da anni, oltre ad essere il punto di riferimento dell’imprenditoria locale e il precursore della trasformazione dei calzifici da laboratorio nel garage sotto casa a impresa, rappresenta l’eminenza grigia del potere politico locale targato PDL.

Non si è mai risparmiato per lanciare il prodotto di qualità: partito da casa ha fondato la Golden Lady e poi acquisito i marchi concorrenti, fino alla prestigiosa OMSA, anni fa ha ingaggiato persino Kim Basinger per pubblicizzare i suo collant, insistendo che nella sua azienda continuava a respirarsi il clima familiare degli esordi. Ma i bei tempi sono finiti, la concorrenza c’è ed anche vicino a casa e le operaie … costano! Per cui il clima familiare è tornato ad essere condiviso ma solo dai parenti stretti, quelli veri.
Allora non resta che delocalizzare, partendo proprio dalla storica sede dell’ OMSA di Faenza: 320 posti di lavoro, quasi tutte donne, a forte rischio perché pare che il padrone abbia già avviato le procedure per portare i macchinari all’estero dove ovviamente la manodopera esegue lo stesso lavoro, qualità compresa, per un tozzo di pane e in più, non rivendica diritti. Le operaie di Faenza, soprattutto per merito della RSU, stanno organizzando la protesta, lo smarrimento e la delusione di chi ha creduto davvero nella politica dei Grassi e nella favola della famiglia, stenta ancora adesso a crederci perché dopo decenni di lavoro, straordinari, abnegazione, riduzione al minimo delle rivendicazioni sindacali, la sorpresa è stata infinita. Eppure è così, il padronato ha una faccia sola e un solo interesse, quello del profitto: il proprio. Di operai disposti a lavorare a meno e che non protestano, se ne trovano a centinaia, le distanze poi con i paesi dell’est, meta del trasloco, ormai sono irrisorie, così come i costi per trasportare prodotti finiti che non hanno nulla da invidiare a quelli di qualità prodotti in Italia. Anche i trasportatori dell’est, del resto, costano molto meno, lavorano di più e non pongono condizioni contrattuali…
La manifestazione di sabato in piazza a Faenza alla quale anche la cittadinanza ha dato la propria convinta solidarietà, è stata il primo importante passo per cercare, almeno, di iniziare un dialogo che come ormai avviene d’abitudine, non è nemmeno stato iniziato, giacché concertazione col sindacato oggi significa proprio questo: il padrone può fare quello che vuole!

15 gennaio 2010 Posted by | Articoli, Lavoro | , , , , , , , , , , , , , , , | 5 commenti