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Chiude il gruppo Sti, 234 licenziamenti: sciopero a Bologna e Caorso


Sono 234 i dipendenti delle 5 unità produttive del gruppo Sti (che si occupa di indotto del sistema bancario con sedi a Roma, Milano, Genova, Bologna e Caorso, in provincia di Piacenza) che nella mattinata di lunedì 5 marzo, poco dopo essere arrivati sul posto di lavoro, hanno ricevuto via fax la comunicazione della chiusura e della conseguente messa in liquidazione della società a partire dal prossimo lunedì 12 marzo.

Con solo una settimana di anticipo, dunque, i tanti dipendenti sparsi per tutta Italia si sono visti di fatto licenziare per cessazione di attività produttiva a causa – come sostiene l’azienda – di “una pesante contrazione dei ricavi e un irreversibile aggravarsi della situazione finanziaria”. L’azienda, oltretutto, ha già fatto richiesta per la cassa integrazione straordinaria. Per questo motivo i lavoratori del gruppo hanno subito proclamato uno sciopero a oltranza in attesa del sì della proprietà all’incontro richiesto dai sindacati.

La storia di Sti, per altro, è quantomeno singolare: negli ultimi tre anni, infatti, i dipendenti sono stati licenziati e poi riassunti da 4 società, due delle quali hanno visto un’amministratrice delegata e un liquidatore scomparire con la cassa. A Bologna, in particolare, i principali clienti di Sti sono stati diversi istituti di credito come Unicredit, Credem, Banca di Imola, Banca di Romagna, Popolare del Lazio, Popolare Fondi, Banca di Bologna, Cariparma, Popolare di Ragusa, Unipol e le casse di risparmio di Ravenna, Cesena, Rimini, San Miniato e Fermo.

Non clienti diretti ma di un consorzio, Cse Caricese, con sede a San Lazzaro (provincia di Bologna) “costituito – secondo la sindacalista Luana Rocchi della Fiom-Cgil di Bologna – probabilmente dallo stesso sistema bancario per svolgere l’attività di intermediazione tra banche e società committenti”. Le attività della sede felsinea Sti “sono quelle – sempre secondo la Rocchi – che le banche preferiscono esternalizzare per ridurre i propri costi, conferendole a società che non applicano contratti nazionali di lavoro del sistema bancario ma di altri settori meno costosi o in alternativa per i più spericolati anche partite Iva”.

articolo originale :
http://www.24emilia.com/Sezione.jsp?idSezione=34649

28 giugno 2012 Posted by | Lavoro | , , , , , , , , | 2 commenti