Casalieri's Blog

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Presadiretta e la ‘Bangalore’ dei call center d’Italia, Catanzaro

 

http://tv.ilfattoquotidiano.it/2013/03/17/presadiretta-e-bangalore-dei-call-center-ditalia-catanzaro/225079/

 

Gli inviati del programma di Rai3 di Riccardo Iacona sono stati a Catanzaro, definita da tanti la Bangalore italiana dei call center. Nella città calabrese i ‘centri chiamata di assistenza e offerta’ lavorano tutti con commesse di grandi aziende italiane o internazionali. Si trovano anche in piccoli appartamenti e lo stipendio mensile in molti casi arriva a 192 euro appena. Al lavoro e ai danni della riforma Fornero, Presadiretta dedica questa sera oltre due ore in prima serata alle 21,30 su Rai3. Ecco un estratto video in esclusiva

 

tratto da http://tv.ilfattoquotidiano.it

 

 

18 marzo 2013 Posted by | Lavoro | , , , , , , , , | Lascia un commento

Dal San Raffaele ai call center Daccò e la fabbrica dei crac

L’ INCHIESTA L’ AFFARE EUTELIA NEL MIRINO DEI FACCENDIERI CHE FACEVANO CAPO ALLA MULTINAZIONALE «CAM GROUP»

Una scalata in Borsa con la holding delle operazioni in nero

MILANO – Bisogna mettere insieme frammenti di tante vicende per costruire il quadro complessivo. Nelle carte giudiziarie note c’ è poco, solo una traccia, il nome di una società su cui transitavano le «stecche» pagate dai fornitori del San Raffaele: la Ti-Cam Handels di Vienna. Per capirne di più bisogna andare proprio a Vienna in Börseplatz 4 e a Lugano in via Peri 17. Alla fine si vedrà come il crac di Eutelia e di centinaia di call center, il tentativo di scalata a una società in Borsa, un’ offerta d’ acquisto per la Bertone, il fallimento della Cartiera di Arbatax siano storie che lambiscono il mondo di finanziarie estere, consulenti e fiduciari che risucchiavano il «nero» del San Raffaele. Anzi c’ è un filo comune, e lì in mezzo ci sta una sconosciuta multinazionale, Cam Group International, sedi in quattro continenti ma pochi affari, quasi servisse da copertura. Indizi e testimonianze la riconducono a Piero Daccò, il faccendiere vicino a Cl indagato insieme ad altri per bancarotta e associazione a delinquere nell’ inchiesta sull’ ospedale di don Luigi Verzé. La cricca del crac Il gruppo aveva emissari in Italia, «professionisti» (gente più volte arrestata e condannata) con il pallino dell’ information technology . Specializzati nel lavoro sporco. Arrivano carichi di promesse, se ne vanno lasciando le macerie di società fallite. Spiccata preferenza per call center e società di tlc in crisi. Eutelia, Phonemedia e la quotata Omnia Network tra le vittime. È la cricca dei crac. Legati alla Ti-Cam Handels (Vienna, Börseplatz 4) e Cam Group International (Lugano via Peri 17). Avvoltoi del mercato, ricchi e sprezzanti: «Se anche l’ azienda fallisce – diceva uno di loro al telefono – io continuo ad avere autista, villa ed elicottero». Nome? Antonangelo Liori, ex direttore dell’ Unione Sarda, radiato dall’ albo giornalisti, appena condannato in appello a 8 anni e 6 mesi per la bancarotta della Cartiera di Arbatax. A Claudio Massa, un altro del «giro», hanno dato 4 anni. Insieme a Sebastiano Liori (fratello del primo) e altri, è imputato nel processo Eutelia/Agile. Dietro di loro s’ allunga l’ ombra di Piero Daccò. E qui conviene riannodare il filo dei fatti. La Ti-Cam di Daccò Il nome della società austriaca Ti-Cam Handels (Ti-Cam) emerge dalle carte dell’ inchiesta sul San Raffaele. È uno dei veicoli esteri delle tangenti che i fornitori pagavano per avere appalti. Fernando Lora della Progetti srl aggiunge un particolare fondamentale: «Pensavamo che il denaro andasse alla fondazione Monte Tabor» e invece a fine ottobre a Lugano l’ uomo di Daccò gli dice «che tutte quelle società che avevano ricevuto bonifici da Progetti srl facevano capo a Piero Daccò». Dunque anche Ti-Cam. Altro non c’ è nelle carte giudiziarie. Ma i registri commerciali di Vienna rilevano che Ti-Cam appartiene alla cipriota Intercam Overseas. Del resto Daccò non ci mette la firma, si muove silenzioso e clandestino come un sottomarino. La cipriota Intercam è nel perimetro societario di Cam Group International, con base a Lugano. Se ne deduce che se la Ti-Cam «fa capo» al faccendiere amico di Roberto Formigoni anche il gruppo Cam è riconducibile a Daccò. Non è un caso, allora, che la sede principale di Cam Group sia a Lugano in via Peri 17 dove fino a pochi mesi fa c’ era la Iuvans, storica holding di Daccò. L’ una (Iuvans) e l’ altro (Cam Group) sono gestiti dallo svizzero Fabio Parini. Piazza Affari e il Congo Fu proprio la Ti-Cam nel marzo del 2009 ad acquisire il controllo (con l’ impegno a versare 12 milioni) di una società quotata in Borsa e in grave crisi: la Omnia Network (call center). In pista per gli svizzeri c’ era Sebastiano Liori che divenne vicepresidente di Omnia Network. I 12 milioni nessuno li vide, Ti-Cam si defilò di lì a poco ma nel frattempo il lavoro sporco dei licenziamenti era stato fatto. Il periodo? Marzo-settembre 2009, stesso lasso di tempo delle fatture incassate dal fornitore del San Raffaele. È in quei mesi (maggio 2009) che Ti-Cam tenta l’ assalto alle Carrozzerie Bertone, altra azienda in difficoltà. In cordata c’ è il finanziere Domenico Reviglio e la Royal Soparfi del Lussemburgo. Strana e folkloristica compagine: Royal Soparfi era di un cittadino del Congo. L’ affare non va in porto. Obiettivo Eutelia Nel frattempo un certo Claudio Massa tentava affari come «rappresentante della multinazionale svizzera Cam Group». E a giugno 2009, insieme a Liori (l’ emissario di Ti-Cam in Omnia Network), rileva Agile-Eutelia (2.000 dipendenti), dove è concentrata l’ attività di information technology del gruppo toscano della famiglia Landi, quotato e prossimo al crac. Massa e Liori, referenti di Ti-Cam e Cam Group, lavorano per una nebulosa societaria che acquista anche Phonemedia, Videonline 2 e altre aziende di call center. La catena societaria parte da uno scantinato di Londra, passa per una finanziaria (Libeccio) con ufficio all’ area partenze dell’ aeroporto di Cagliari e finisce in Omega. Curiosa società Omega: a venderla alla «nebulosa» è Pio Piccini, diventato supertestimone nell’ inchiesta sul «sistema» Morichini (presunti finanziamenti al Pd); poi quando Massa & C. si defilano, la gestione passa a Domenico Lo Jucco, ex tesoriere di Forza Italia. Massa e Liori hanno traccheggiato per mesi (sempre gli stessi del 2009), serviti per licenziare, non pagare stipendi nè contributi, dissipare, frodare. Spaccio e fatture Omega è fallita, Libeccio fallita, Videonline fallita, Seteco (ex Omnia Network) fallita, Cartiera di Arbatax fallita da anni, Eutelia e Agile in amministrazione straordinaria. Massa è stato arrestato per Agile e Phonemedia, condannato per Arbatax, con Liori è a processo per Eutelia. Incerti del mestiere. Intanto tra Vienna e Lugano la centrale di spaccio di fatture false, la fabbrica del nero, prosperava alla faccia della crisi, incredibilmente indisturbata. Uno shopping center imperdibile per gli appassionati di evasione fiscale. (Al 4 di Börseplatz a Vienna risiedeva anche la Fibet, affiliata a Ti-Cam, che fece da sponda per l’ evasione fiscale di 59 tra promotori e clienti di Banca Mediolanum). Mario Gerevini mgerevini@corriere.it Simona Ravizza sravizza@corriere.it PIERO DACCO IUVANS HARMANN FIBET SEBASTIANO LIORI CAM GROUP INTERNATIONAL INTERCAM OVERSEAS TI-CAM HANDELS OMNIA NETWORK CARROZZERIE BERTONE CARTIERA DI ARBATAX CLAUDIO MASSA OMEGA AGILE / EUTELIA **** Il futuro La cordata Per salvare il San Raffaele si è formata la cordata tra lo Ior, la banca vaticana, e l’ imprenditore Malacalza Il Vaticano Il vicepresidente del San Raffaele, Giuseppe Profiti, ha fatto sapere ieri che se si facessero avanti nuovi offerenti con le carte in regola, il Vaticano sarebbe pronto a uscire. Anche completamente, facendo spazio ai nuovi soggetti. Interessati Sono almeno due: il polo San Donato di Giuseppe Rotelli e il gruppo Humanitas della famiglia Rocca **** I verbali Incontri Mario Valsecchi, ex direttore finanziario del San Raffaele ora agli arresti, ha detto in un interrogatorio del 27 luglio che Mario Cal, l’ ex braccio destro di don Verzé, «si muoveva per ottenere normative favorevoli dalla Regione Lombardia». I rapporti Valsecchi ha spiegato: «L’ iter legislativo di alcune norme che favorivano in modo evidente il San Raffaele era oggetto di discussione tra Cal e i referenti politici prima dell’ approvazione. Alcune volte Daccò aveva partecipato agli incontri in Regione»

Gerevini Mario, Ravizza Simona

tratto dal seguente link :  http://archiviostorico.corriere.it/2011/dicembre/21/Dal_San_Raffaele_call_center_co_8_111221018.shtml

20 gennaio 2012 Posted by | Economia, Lavoro | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

PHONEMEDIA CZ – – – MAIL BOMBING ALLE ISTITUZIONI CENTRALI E LOCALI E TRASMISSIONI TELEVISIVE.

Oggetto: Vertenza Phonemedia Catanzaro.

 

Testo:

Buona Sera,

sono una ex-lavoratrice del gruppo Phonemedia ed in questa mail rappresento gli oltre 1500 ex dipendenti del Gruppo Phonemedia di Catanzaro.

Mi pare opportuno fare una piccola premessa per rinfrescare un po’ la memoria sulla Vertenza Phonemedia:

– L’inizio della Truffa da 60 milioni di euro—-> Tutto ebbe inizio grazie all’opera di Fabrizio Cazzago, un geometra cinquantenne (nato a Varese) che inizia negli anni 90’ a gestire due negozi affiliati a Tim e poi sull’onda del boom del telemarketing diviene titolare di una dozzina di call center da Novara a Casalecchio di Reno, da Bari a Catanzaro a Vibo fino a Trapani, con 6.600 dipendenti fissi, fondi regionali per la formazione e fondi europei per la produzione.

– Creazione Gruppo Raf (di cui Phonemedia rappresenta il marchio) —>che tra finanziamenti pubblici a pioggia ed agganci nei palazzi che contano si allarga a dismisura. Il business di Phonemedia è rappresentato soprattutto dalla formazione.

Nel sito di Catanzaro, ad esempio, l’ingente guadagno proviene dai finanziamenti per l’assunzione dei lavoratori svantaggiati e da progetti regionali per la formazione, erogati senza che nessuno vigilasse sul loro effettivo utilizzo.

Solo nel 2008 per 680 lavoratori a Catanzaro e 170 a Vibo entrano nelle casse della società novarese ben undici milioni di euro. Vengono organizzati decine di corsi fittizi, per i quali risultano giustificativi di spese mai sostenute, pagamenti falsi a supervisori per ore di tutoraggio mai effettuate. Phonemedia risulta essere così non un’azienda che sta in piedi sul lavoro vero e sull’occupazione reale ma un “mostro” che si nutre di speculazione, di clientele, di truffe. In cui l’uso di soldi pubblici investiti non è occasione di un sano investimento occupazionale ma un bottino allettante utilizzato per la speculazione di pochi. La speculazione di “prenditori” che hanno razziato milioni per poi cedere tutto ad un gruppo di noti bancarottieri.

– 2009 —>All’improvviso Cazzago vende a zero euro la holding del Gruppo Phonemedia ad Omega, una delle tante società fantasma controllate da Sebastiano Liori, facente capo a Eutelia della famiglia Landi di Arezzo. Da quel momento inizia l’odissea dei quasi 2000 lavoratori che percepiscono l’ultimo salario nell’estate del 2009 dopo svariati incontri al ministero dello Sviluppo Economico ed un paio di incontri alla Presidenza del Consiglio.

– Fine 2009 —> la Slc Cgil Calabria lancia la raccolta delle firme per dichiarare insolvente l’azienda e puntare al commissariamento.

– 17 marzo 2010 —-> Finalmente arriva il commissariamento ed in seguito viene firmato l’accordo per la concessione della cassa integrazione in deroga, prorogata in un secondo momento fino al 31 dicembre 2011.

– Il 27 settembre 2011 —–> Apertura della procedura di licenziamento per tutti i dipendenti delle sedi meridionali del gruppo Phonemedia. Quelle del nord erano già in procedura di fallimento

tanto che Cazzago viene iscritto dalla Procura di Novara nel registro degli indagati per bancarotta fraudolenta insieme al suo successore Claudio Marcello Massa. Intanto, la call center connection porta alla sbarra a Catania Ernesto Traverso ed Ermanno Gasparro, vecchie conoscenze di Cazzago. Accusati di aver orchestrato la truffa da 60 milioni.

Con tale doverosa premessa, con la presente mail si chiede, alla luce dei nuovi eventi emersi, un immediato intervento e sostegno a favore di questi lavoratori da parte di questo ente.

 

1567 EX LAVORATORI PHONEMEDIA CHE DAL PRIMO GENNAIO SONO SENZA LAVORO E UN REDDITO CON CUI SOPRAVVIVERE.

Attendiamo fiduciosi una repentina risposta e cogliamo l’occasione per porgere cordiali saluti.

 

http://www.facebook.com/notes/alessandra-sacco/phonemedia-cz-mail-bombing-alle-istituzioni-centrali-e-locali-e-trasmissioni-tel/328890837127116

27 novembre 2011 Posted by | Articoli, Economia, Lavoro | , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento