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Savona calcio, indagato Pesce

IL CRAC DELLA SOCIETÀ 21 febbraio 2012

Andrea Pesce

Andrea Pesce
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Savona – Andrea Pesce l’ex presidente del Savona calcio e presidente del consiglio d’amministrazione della spa che gestiva il club biancoblù, è stato iscritto nel registro degli indagati. Per lui l’accusa è di bancarotta fraudolenta in seguito al fallimento dichiarato il 22 dicembre scorso su istanza in proprio e della procura. Le ipotesi su cui sta lavorando la procura sono la distrazione di beni, ma anche la bancarotta documentale.

Un passo scontato visto che fino all’agosto scorso l’imprenditore genovese (fondatore della Transitalia e amministratore delegato fino all’estate scorsa dell Sti) è rimasto in carica al vertice del club calcistico cittadino e in tale veste responsabile di quanto accaduto, ma da qualche giorno c’è anche l’ufficialità di un’inchiesta che da modello 45 è passata a «noti».

Toccherà adesso alla coppia di sostituti procuratori Danilo Ceccarelli e Ubaldo Pelosi portare avanti un lavoro che si annuncia particolarmente complicato e ricco di sfaccettature. Nei giorni scorsi, infatti, gli uomini della polizia tributaria della Guardia di Finanza hanno depositato al sesto piano del tribunale la prima relazione d’indagine che ha rappresentato anche la prima notizia di reato da cui partire.

E nel mirino dei finanzieri sono finiti molteplici aspetti della vita societaria dell’ultimo anno. A cominciare dalla gestione del finanziamento ottenuto dalla cassa depositi e prestiti per la realizzazione del campetto in erba sintetico nell’avanstadio lato mare dello stadio Bacigalupo e finito per pagare gli stipendi dei giocatori e non la ditta (Arcadia) che ha realizzato l’impianto. Senza dimenticare che il Savona non ha poi pagato la prima rata del mutuo che è finita sul groppone delle casse comunali. L’amministrazione Berruti, socia di minoranza e in consiglio con l’assessoreLuca Martino, aveva infatti garantito la copertura con una fideiussione bancaria.

Tra gli altri buchi neri da valutare ci sono poi le spese caricate a bilancio della società sportiva e invece facenti riferimento al Bacigalupo village allestito allo stadio di Legino la scorsa estate. Tra queste uscite anche alcuni biglietti aerei da e per il Brasile utilizzati da una collaboratrice della società romana facente capo a Fabiano Santacroce, anche lui membro del consiglio d’amministrazione.

Insomma i nodi dolenti della vigilia, quelli che hanno scatenato le polemiche pre fallimentari, sono venuti al pettine, ma il pentolone biancoblù rischia di riservare ben altri colpi di scena. E se l’iscrizione del registro degli indagati di Andrea Pesce era attesa, la finanza savonese sta facendo le pulci su tutta la documentazione inerente anche la gestione dei calciatori. Ci sono infatti parecchi assegni protestati da ex giocatori che avevano ricevuto il titolo a pagamento degli stipendi in nero e sul conto della società, ma anche vendite in contanti di calciatori.

Tra i tanti filoni d’indagine portati avanti dai magistrati e dalla polizia giudiziaria c’è anche quello della presenza negli ultimi tre anni di eventuali amministratori di fatto del club che possano aver agito al posto del presidente.

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28 giugno 2012 Posted by | Lavoro | , , , , , , , , , , | 1 commento

LETTERA APERTA DELLE LAVORATRICI DELLA SERIN

Lettera aperta dei dipendenti SER.IN

Dal 22 marzo prossimo la prima trance dei dipendenti Ser.In dovrebbe,è opportuno usare il condizionale, essere messa in  mobilità; già avere le lettere di licenziamento e accedere alle liste sarà un’impresa ma avere la mobilità retribuita sembra, allo stato attuale, una missione impossibile. L’azienda, a partire dai titolari, si  è defilata ma, forse, era scomparsa già da molto tempo prima che la Ser.In chiudesse i cancelli. Avevamo segnalato diverse anomalie anche al sindacato ma ci è sempre stato detto che questo era un problema che non ci riguardava, infatti era talmente estraneo a noi che siamo a casa e i conti tornano. In conseguenza all’articolo pubblicato  , riguardo alla nostra situazione,abbiamo saputo, tramite giornale,che la signora Brotini responsabile della Filcams Cgil, allo stato attuale non può affermare con certezza di riuscire a garantire il pagamento dell’ammortizzatore sociale: ma a noi avevano idea di comunicarlo ? Nei mesi scorsi chiedemmo un incontro  con il sindacato perché avevamo già questa paura, visti i precedenti per riuscire a riscuotere la cigs, ci fu detto che c’era tempo e che andare in mobilità sarebbe stata una cosa quasi automatica. Dunque fra un mese saremo senza alcun reddito; ora stimolati dall’articolo si sono accorti che forse non verremo più pagati? Ma se noi, come sempre noi,non ci fossimo mossi ,qualcuno ci avrebbe comunicato qualcosa o ci sarebbe stato detto, di nuovo come sempre, “se avete notizie fateci sapere”? Ma quale è il compito del sindacato ?  Mai provato nessuno di loro a cercare di arrivare a fine mese facendo miracoli ?Con figli a carico, mutui e bollette da pagare e non avere reddito ? Oppure vale sempre la stessa storia che gli “ stipendi delle donne”servono a soddisfare i capricci e non a far quadrare il bilancio ! Per risolvere la vicenda per gli invii degli SR41 , ci siamo trovati il libero professionista; e meno male che in questa giungla di squallore ci sono persone come il “nostro” libero professionista che ha una coscienza. A Pisa ha giustamente fatto scalpore la vicenda della C-Global,dove il giudice del lavoro ha bloccato i trasferimenti del personale. Bene un’azienda salvata è una buonissima notizia. Noi lavoravamo per C-Global,ora sembra, si sia fatta avanti un’azienda con un’offerta per rilevare C-Global, questa azienda è la STI. Non abbiamo prove scritte ,niente di rintracciabile, almeno per noi ,ma i signori della STI erano parte della Ser.In, basterebbe cercare . Se non c’erano soldi per mandare avanti la Ser.In e pagare gli stipendi a 47 persone come possono avere capitali per rilevare aziende come la C-Global ? Semplice si cambia nome, ragione sociale e via , ricomincia il giro.

Riguardo ai corsi di formazione sovvenzionati dalla Provincia : noi non abbiamo mai fatto corsi di formazione,abbiamo partecipato a corsi di orientamento dove ci veniva detto come riempire un curricolo e come comportarsi ad eventuali colloqui, corsi portati avanti da una società, la Workopp e questo per noi non è stato utile.

Abbiamo da fare qualche ringraziamento : al nostro libero professionista e a due figure della Provincia che ci hanno veramente ascoltato e aiutato per quanto possibile , con fatti veri non chiacchiere.

Dipendenti SER.IN

http://www.facebook.com/note.php?note_id=191480440875624&id=100000916604245

19 febbraio 2011 Posted by | Articoli, Economia, Lavoro | , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

SerIn, c’è un’offerta per 15 dipendenti: le lavoratrici rifiutano

La protesta: «A queste condizioni non ci stiamo. E ci sentiamo beffate sulla mobilità»

Pistoia, 12 febbraio 2010 – Entra nell’agonia degli ultimi giorni, la vicenda della SerIn. Per il momento, l’unica alternativa al licenziamento in blocco dei 47 dipendenti dell’azienda di inserimento dati di Sant’Agostino (di cui 43 donne) previsto per i primi di marzo, è rappresentata dall’offerta di un gruppo con sede operativa all’Osmannoro.

I delegati della nuova società hanno ufficializzato la loro offerta martedì scorso, nel corso di un incontro con gli addetti che ne adesso svelano alcuni dettagli. Il piano prevede 2 mila e 500 ore lavorative mensili tali da impiegare 10-15 persone a fronte delle 47 attuali. I responsabili della nuova società preferirebbero impiegare personale a full-time, anche se non si esclude l’inserimento di alcuni degli attuali 18 part-time. Con una riduzione generalizzata dell’orario di lavoro si potrebbe arrivare ad occupare un massimo di 20 persone per la copertura delle 2 mila 500 ore lavorative che interessano il nuovo gruppo, ma i dipendenti rifiutano ogni ipotesi che non permetta il salvataggio di tutti i posti. «Mantenere 10 o 15 posti su 47 non è neanche lontanamente vicino ad una soluzione ottimale del problema», dicono le lavoratrici che da mesi protestano contro i licenziamenti.

Il gruppo Adecco-SerIn ha deciso di chiudere gli uffici pistoiesi malgrado l’esistenza di carichi di lavoro tali da consentire il mantenimento delle attività e da allora le brutte notizie si ripetono senza sosta. «Abbiamo interpellato tutte le istituzioni preposte — continuano le lavoratrici — ma fino ad ora una soluzione valida non ci è stata presentata da nessuno. Anzi, proprio in queste ore abbiamo saputo che il periodo di mobilità che ci spetterà non è quello che ci aspettavamo». Le dipendenti ricordano che formalmente la SerIn esiste soltanto dal luglio 2008, ma le sue attività sono state avviate in totale continuità con la società fino ad allora esistente, la Selda.

«A causa di questi passaggi — spiegano le donne della SerIn — chi di noi ha più di 50 anni usufruirà di un anno e mezzo di mobilità invece di 3, e a chi ha superato i 40 anni, saranno invece riconosciuti un anno e mezzo invece di due. Ma hanno sempre ragione le aziende? A loro tutto è permesso? Abbiamo una professionalità acquisita con anni e anni di esperienza. Abbiamo voglia di fare, volete darci una mano a trovare una soluzione per tutte le donne che vogliono solo lavorare?», si alza forte la domanda dalla SerIn.

articolo originale :

http://lanazione.ilsole24ore.com/pistoia/cronaca/2010/02/12/292134-serin_offerta.shtml

16 febbraio 2010 Posted by | Articoli, Lavoro | , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento